la tradizione del primo dicembre

Criticombola, 39. What if? (avvisi)
Il Calendario dell'Avvento (fuori gara), 1 dicembre: "This is my December, this is my time of the year"

Teddy sapeva sempre quando arrivava il primo dicembre: se ne accorgeva subitissimo, prima ancora di aprire gli occhi, perché sua mamma e suo papà avevano l’abitudine di lasciarlo dormire fino a tardi, quella mattina, e di fargli trovare la casa addobbata quando scendeva per la colazione.

Solo che, tutti gli anni, la sorpresa veniva guastata dai soliti rumori: il bambino rimaneva a letto, con la trapunta tirata fin sotto il naso, e ascoltava attentamente.

Rumore di scatoloni spostati e urtati, colpetti di tosse per via della polvere che si sollevava mentre i suoi genitori svolgevano l’albero dal suo incarto ed iniziavano a togliere le decorazioni dalle confezioni in cui le avevano riposte l’anno prima.

Crash di una pallina che si sfracellava in terra.

I guaiti di dolore di una giovane donna che raccoglieva i cocci e, puntualmente, si tagliava.

Tonks, cara, perché ti ostini a volerlo fare senza usare la magia?, chiedeva stancamente la voce di suo padre.

A casa mia abbiamo sempre decorato casa senza usarla!, piagnucolava lei, così papà poteva aiutarci…

Non dico di no… ma almeno potresti pulire i cocci senza usare le mani, ti ferisci sempre!

Qualche minuto di silenzio, poi uno sgradevole calpestio: mamma doveva aver, di nuovo, poggiato il piede sulla scatola con il puntale, ormai tutto stortignaccolo per via di quegli annuali incidenti.

Fruscio di carta: papà che impacchettava i regali, sospirando perché avrebbe voluto comprarne di più, ma il suo stipendio era piuttosto ballerino, a causa delle leggi stupide (così le chiamavano Teddy e sua mamma); però il bambino lo sapeva che sarebbero stati bellissimi lo stesso: le sue tavolette di cioccolato preferite, i libri che aveva visto in libreria qualche giorno prima e aveva chiesto di poter avere (era un bambino grande, lui, e già sapeva leggere: gli piaceva tantissimo mettersi sulla poltrona davanti a quella di Remus e mettersi a sfogliare le pagine dei suoi volumoni di fiabe nella stessa posizione che assumeva suo padre), il nuovo set berrettone-sciarpa-guanti-maglione che sua nonna sferruzzava per lui, decorandolo ogni anno con un soggetto diverso, le caramelle gommose, quelle che piacevano tanto anche alla mamma, e poi il torrone, la frutta candita, il pudding…

Un crash decisamente più violento, stavolta, interruppe il suo fantasticare: mamma doveva aver inciampato di nuovo nell’albero, o forse aveva accidentalmente strattonato uno dei festoni, tirandosi dietro tutto l’abete sintetico.

E infatti…

Tonks! Cara, di nuovo? Aspetta, ti aiuto ad alzarti…

Che sciocca che sono, Remus! Dici che l’ho svegliato?

Teddy rideva e si accoccolava sotto le coperte, in attesa che i profumini della colazione lo avvisassero che era il momento di scendere e fingersi sorpresissimo davanti alle decorazioni semplici, ma disposte amorevolmente e in modo carino dai suoi genitori: poi si sarebbero messi a tavola tutti insieme e avrebbero commentato che il Natale si avvicinava e lui doveva sbrigarsi a scrivere la sua letterina a Babbo Natale (mamma ci teneva tantissimo a quella tradizione), e lui avrebbe passato il pomeriggio a decorare il foglio di carta colorata che poi papà avrebbe appeso alle fronde dell’albero…

Eh sì, Dicembre era decisamente il suo mese preferito!

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