
La tragedia avvenne un lunedì
mattina.
Honey giocava con Usa-chan nel
cortile antistante la palestra di kendo: Takashi gli aveva promesso una
merenda all’aperto per festeggiare il ritorno del bel tempo dopo un periodo di
continuare pioggia e infatti, nel giro di pochi minuti, si era presentato con
un vassoio pieno di fette di torta e tre tazze di tè.
– Grazie Takashi! – esclamò
festante Mitsukuni, posando il suo coniglietto accanto a sé, come sempre; Mori
porse un piatto ed una tazza al cugino affinché li desse ad Usa-chan e si
versò del tè mentre Honey apparecchiava la merenda per il suo peluche.
Era tutto perfettamente tranquillo:
il tè era caldo, le torte ottime ed il tempo piacevole, tanto che Takashi,
dopo un po’, si appisolò con la schiena contro il tronco dell’albero sotto al
quale erano seduti; dopo un po’ udì un leggero brontolio, ma non ci fece caso
finché un grido di Honey non lo fece sobbalzare.
– Mitsukuni! – esclamò: ma non era
suo cugino la vittima in pericolo.
Un grosso cane, spuntato da chissà
dove, aveva addentato Usa-chan per le orecchie e sembrava divertirsi un mondo
a giocare al “tiro al peluche” con Honey, che teneva strette le zampette
inferiori del coniglietto.
– Vattene, vattene, vattene! –
continuava a ripetere il ragazzino, con le lacrime agli occhi.
Mori scattò in piedi e, proprio in
quel momento, in quel preciso istante… si udì un orrendo
straaap! e la
testolina di Usa-chan penzolò dalla bocca del cane, mentre il corpicino
rimaneva tra le mani di Honey; nel vedersi un colosso come Takashi muovere
verso di lui, il cane mollò la presa sul pupazzo e scappò via – Mitsukuni –
chiamò il ragazzo, preoccupato.
Il ragazzino si mosse lentamente,
con passo incerto, verso la testolina del coniglietto, caduta lì sull’erba.
– Mitsukuni – ripeté il cugino.
Honey s’inginocchiò lentamente sul
prato, posandosi in grembo il corpo del pupazzo e sollevando delicatamente il
capino da terra, rimanendo a fissare le due metà senza parlare.
– Mitsukuni… - disse Mori,
inginocchiandosi accanto al cugino.
– Takashi… – bisbigliò Honey a capo
basso, mentre un lacrimone rotolava giù – Usa-chan non c’è più…
~ * ~
–
Cosa?! – gridò Tamaki alla
notizia di quanto era accaduto; Haruhi guardò preoccupata Honey, seduto ad uno
dei tavoli della sala dell’Host Club. Mentre il Re gemeva sconvolto
È una
tragedia, è una tragedia!, Takashi accettò la colossale fetta di torta che
Kaoru gli porgeva e la portò al cugino, deponendola proprio sotto il suo naso;
Mitsukuni sollevò per un istante il viso e lo guardò.
– Grazie Takashi… ma non mi va,
adesso.
I gemelli, terrorizzati,
afferrarono Haruhi e la trascinarono al sicuro dietro un divano,
asserragliandosi accanto a lei con un altrettanto sgomento Tamaki.
– Siamo spacciati – bisbigliò
Hikaru.
– King, cosa suggerisci?
– Io proporrei… – tentò Haruhi.
– C’è un’unica soluzione! – esclamò
Tamaki, con una luce feroce negli occhi – Hikaru! Kaoru!
– Sì!
– Prendete il vostro get privato e
recatevi sul
monte Osore:
una volta lì, trovate un
itako
e chiedetegli di mettersi in contatto con la bisnonna di Honey-senpai,
affinché possa preparare un altro Usa-chan!
– Oh no, di nuovo! – gemette Kaoru.
– King, lascia perdere – commentò
Hikaru, barricandosi di nuovo dietro al divano.
– E poi, come pensi che uno spirito
possa cucire, Tamaki? – chiese Kyoya, senza staccare lo sguardo dal suo
computer.
– Non scherzare, Kyoya! – esclamò,
serissimo, il Re, afferrandogli le spalle – I fantasmi hanno dei
poteri!
Kyoya lo guardò in silenzio per un
istante.
– Tamaki?
– Ti sei convinto, Kyoya?
– Hai di nuovo guardato
Casper
a notte fonda?
– Co-come lo sai?! – gemette the
King, balzando indietro con fare teatrale.
– Perché sono anni che, dopo aver
visto quel film di notte, farnetichi sui poteri dei fantasmi – rispose il
segretario dell’Host Club, tornando al suo computer – E devo aggiungere che
sei l’unica persona, sulla faccia della terra, ad aver paura degli zii di
Casper.
– Ma loro sono così… così… –
gemette Tamaki in lacrime.
– Volete darmi ascolto un momento?
– disse Haruhi, riappropriandosi del suo vassoio del tè e tentando di dare un
senso a quell’ennesima delirante discussione: peccato che i gemelli fossero
troppo presi a imitare gli zii di Casper per terrorizzare il singhiozzante Re
dell’Host Club.
– Sta’ tranquillo, Tama-chan –
intervenne Honey, porgendo un fazzoletto al ragazzo – Tanto ormai…
– Ma no, Honey-senpai! – tentò di
rincuorarlo Kaoru – Vedrai che Usa-chan guarirà.
– Non ha più la testolina, Kao-chan
– bisbigliò Mitsukuni – Ormai non c’è più niente da fare…
– Allora – disse Tamaki, tentando
di soffocare i singhiozzi – Gli organizzeremo il più bel funerale che un
peluche abbia mai avuto!
~ * ~
Haruhi scuoteva il capo, sconvolta
da tutto…
quello.
I membri dell’Host Club erano tutti
vestiti di nero e la sala era listata a lutto; per una volta, persino Kyoya
aveva accettato docilmente di tenere chiuso il club per poter celebrare
degnamente le esequie di Usa-chan.
Il corpicino del peluche era stato
composto in una scatola di legno laccato, lucidissima,
costata un
patrimonio, pensò Haruhi scuotendo il capo; i gemelli Hitachiin portavano
il feretro, Honey seguiva, con una foto del coniglietto con su annodati dei
nastrini neri, e Mori al suo fianco, e Kyoya, Haruhi ed un singhiozzante
Tamaki chiudevano il corteo.
Il coniglietto venne sepolto sotto
un roseto dove lui ed il suo padroncino erano soliti fare merenda e, dopo un
commovente ed ispirato discorso dei gemelli (the King era troppo sconvolto
dalle lacrime per parlare) la piccola cassa venne deposta sotto le rose.
~ * ~
Ma i guai erano solo all’inizio.
– Honey-senpai? – chiamò speranzoso
Kaoru – Guarda qui – disse, mentre Hikaru porgeva a Mitsukuni una meravigliosa
torta al cioccolato, decorata con ciccioli, fiori e onde di glassa scura.
– L’abbiamo fatta arrivare dalla
migliore pasticceria di Monaco, tutta per te! – aggiunse allegro Hikaru.
Haninozuka sollevò su di loro la
pallida imitazione di un sorriso – Grazie Kao-chan, grazie Hika-chan – disse,
con una vocina piccola piccola – Ma adesso non mi va… Magari ne mangerò un
pezzettino più tardi…
I gemelli si scambiarono uno
sguardo demoralizzato – Va bene, Honey-senpai – rispose Kaoru con un sorriso
mesto – Ti lasciamo la torta sul tavolo dei dolci, così potrai prenderla
appena vorrai.
– Allora? – chiese preoccupato
Tamaki, vedendoli tornare.
– Niente – commentò Hikaru
stringendosi nelle spalle.
– L’ha praticamente ignorata –
concluse il fratello.
Kyoya sospirò – Abbiamo fatto
arrivare le torte che preferisce dalle migliori pasticcerie del mondo – si
aggiustò gli occhiali sul naso, mostrando la sua velatissima preoccupazione
per la pila di conti che andava ad ammonticchiarsi sulla sua scrivania – Ma
non è servito.
– Non è solo questo il problema –
intervenne Haruhi, servendo il tè ai ragazzi (le clienti sarebbero arrivate
più tardi).
– Cosa intendi? – chiese Tamaki,
fissando demoralizzato la splendida torta alle fragole che aveva fatto
arrivare da Parigi e che ora giaceva al centro del tavolo senza che nessuno
osasse neppure sfiorarla.
– Non vi sembra che, senza Usa-chan,
Honey-senpai sia… diverso?
– Certo che lo è! – esclamò Hikaru
– Guarda com’è depresso!
– Non parlavo di questo – rispose
Haruhi – È buffo da dire, ma… è come se gli mancasse qualcosa di fondamentale,
come un braccio o una gamba.
– Già… – commentò Kaoru – E anche
Mori-senpai non sta granché bene.
Mori, in quel momento (come in
tutti gli altri momenti, soprattutto nell’ultimo periodo), era seduto
accanto al cugino con un libro tra le mani, apparentemente concentrato nella
lettura, ma dando l’impressione che, appena Honey avesse respirato un po’ più
forte, si sarebbe interrotto per controllare che andasse tutto bene. Era
diventato ancora più servizievole nei suoi confronti e sembrava disperato nel
sentirsi rispondere ogni volta, invariabilmente,
Grazie Takashi con
quel pallido sorriso; ciò che forse lo angosciava maggiormente era il senso di
colpa per quanto accaduto ed il non poter fare nulla per modificare quello
stato di cose, poiché più di ogni altro sapeva quanto forte fosse
l’attaccamento del cugino al suo peluche. Honey aveva imparato a camminare
bilanciandosi con Usa-chan, a farlo sedere accanto a sé quando studiava o
mangiava, ad addormentarsi con il coniglietto accanto: non averlo più sembrava
averlo fatto sprofondare in un mondo completamente grigio.
– Takashi – gli aveva detto il
giorno prima, dopo aver portato i fiori sulla tomba del coniglietto (fiori che
ormai, sommati a quelli degli altri membri del Club, delle ammiratrici di
Honey, delle amiche di Renge, degli amici dei cugini e persino dei ragazzi che
partecipavano ai club di kendo e karate, avevano quasi soffocato il roseto),
diretti verso la macchina che li avrebbe riportati a casa – Non devi
preoccuparti per me… Passerà.
– Come?
– Non lo so… Però passa… Vero?
– Ti manca tanto Usa-chan? – lo
sapeva che si trattava di una domanda stupida, ma non aveva potuto impedirsi
di farla, nella speranza di sentirsi rispondere qualcosa tipo
mi sto
abituando.
– Tanto tanto… – aveva risposto
invece Honey, salendo in macchina a testa bassa.
Era così che Mori aveva maturato la
decisione di compiere l’estremo gesto.
~ * ~
– Oh mamma… Anche Morinozuka è
impazzito!
– Dev’essere di famiglia.
– A furia di stare con Haninozuka
dev’essersi…
– Zitti, zitti! È una cosa
adorabile, invece!
– Macchè adorabile!
– Ha ragione, è una cosa
tremendamente dolce!
Incurante di questo coro di
commenti, Takashi seguì Honey nella stanza dell’Host Club, lasciando di sasso
gli altri membri non appena comparve sulla soglia.
– Mo-Mori-senpai – balbettò Tamaki
– V-va tutto… bene?
– Mhm – rispose lui andando a
sedersi su uno dei divanetti.
Il resto del Club era ammutolito:
vedere quel gigante dal volto impassibile infilato in un colossale costume da
coniglio rosa, con tanto di coda a batuffolo e orecchie lunghe, era uno
spettacolo che avrebbe potuto uccidere sul colpo i gemelli; invece, non sfuggì
loro neppure un sorriso. Honey aveva tentato di spiegare al cugino che non era
necessario fare una cosa del genere: ma, in quel momento, il suo sguardo si
era inconsciamente spostato sulle orecchie, di cui seguiva ogni minimo
spostamento, e il suo viso era parso meno triste.
Tamaki, Hikaru e Kaoru
singhiozzavano commossi da tanto affetto (e coraggio) e Kyoya tratteneva ogni
commento: solo Haruhi, davanti a questa follia, reagì.
D’accordo, si disse,
marciando impetuosamente fuori dalla sede del Club,
un conto è fare il
funerale ad un pupazzo e costruire un mausoleo floreale sulla sua tomba, da
questi pazzi me lo aspetto… Ma questo è troppo!
~ * ~
Il giorno dopo, quando Honey e
l’enorme coniglio rosa (che di Mori conservava soltanto il viso, che sbucava
inespressivo dalla stoffa morbida) varcarono la soglia dell’Host Club, Tamaki
gemeva straziato – Haruhi, dillo a tuo padre, cosa ti è successo?! Hai forse
dovuto grattare via la neve per rientrare nella tua umile dimora?
– Tamaki-senpai, siamo in primavera
– aveva sospirato lei, tentando di sottrarsi alla sua stretta.
– Hai trovato un lavoro notturno di
filatrice per avere i soldi per la spesa? – singhiozzò il Re.
– Non sono
così povera! E
poi, chi diamine usa più il telaio, oggi?!
– Allora ti sei data al lavoro nei
campi!
– Di notte?! Oh, Honey-senpai!
Con infinito cordoglio di Tamaki,
Haruhi si strappò dalla sua presa e si diresse verso Haninozuka.
– Ciao, Haru-chan.
– Ho una sorpresa per te! – esclamò
la ragazza: tolse da dietro la schiena (dove Tamaki avrebbe potuto prendersi
la briga di guardare) un involto e lo porse al ragazzino.
Honey soffermò per un istante
l’attenzione sulle dita fasciate di Haruhi, ma poi una “cosa” rosa sbucò dal
sacchetto che aveva in mano.
Una cosa dall’inequivocabile rosa
della stoffa di Usa-chan.
Gli mancò il fiato in gola, mentre
il suo pupazzo emergeva dal sacchetto.
– Usa-chan – sussurrò, senza più
voce – Stai bene!
Persino la pragmatica e quasi
glaciale fanciulla dell’Host Club non poté non commuoversi davanti al
ragazzino che, in lacrime, stringeva forte il suo pupazzo a sé.
– Haruhi… – disse Hikaru, sorpreso.
– Come hai fatto? – chiese Kaoru.
– Haruhi, tu… sai resuscitare i
morti? – chiese Tamaki, profondamente commosso.
– L’avrei fatto molto prima! –
sbraitò lei, tornando quella di sempre –
Chiunque avrebbe pensato che
sarebbe stato sufficiente
ricucirgli la testa, invece di montare tutto
‘sto teatrino! Ho dovuto dissotterrare la cassa (a proposito,
quanto a
fondo l’avevate messa?!) e ho passato la notte a cucire!
– Oh… Haruhi… – come se i suoi
occhi non avessero versato abbastanza lacrime, in quei giorni, Tamaki prese
delicatamente le mani della ragazza nelle sue – Papà è tanto orgoglioso della
sua bambina! Per questo hai le dita tutte fasciate… E io che ti immaginavo
vestita di un kimono rattoppato a tessere le stoffe come l’airone della
favola!
– Tamaki-senpai… Chi diamine
farebbe una cosa così stupida e poco redditizia, al giorno d’oggi?!
~ * ~
La macchina di casa Morinozuka
viaggiava placida verso la residenza di famiglia; sul sedile posteriore, Honey
canticchiava con Usa-chan stretto contro una guancia.
– Takashi? – disse ad un certo
punto.
– Mhm?
– Grazie.
– Veramente, ha fatto tutto Haruhi.
– No – rispose il cugino,
voltandosi a guardarlo ancora immerso in quel gigantesco costume rosa. Sorrise
alle lunghe orecchie morbide che spuntavano sulla sua testa e si accoccolò
contro il fianco di Takashi. Poi, sentendo il braccio del cugino cingergli le
spalle – Ho sempre sognato di essere abbracciato da un Usa-chan gigante!
|
Recensioni su Criticoni
Recensioni su Midnight Sun
Recensioni su Fanfic100_ita
Note: Spero vi siate divertite quanto me a leggerla XD Il finale è imbecille, ma mi piace lo stesso, perché ce li vedo proprio e perché... Beh, non sarebbe carina una tavola così? *sniffff*
Vorrei concludere chiedendo perdono a Tamaki, non penso abbia mai sparso tante lacrime nella sua vita, ma ci stavano tutte! XD
Phantasma ©
Michiru, dal 7 gennaio 2007.
Tutte le fanfictions ed alcuni dei banner che troverete qui sono © di
Michiru, le canzoni,
le citazioni ed i personaggi appartengono invece ai rispettivi autori. E'
assolutamente vietato prelevare qualunque cosa da questo sito senza
mio esplicito permesso. Sito non a scopo di lucro.
Layout ©
Juuhachi Go.
Immagine usata da Chii's Sweet Home di Konami Kanata, pennelli da
angelic-trust.net, patterns da
77words.