
Takashi uscì dal salotto e,
nel dirigersi verso la sua camera, sbirciò nella stanza degli ospiti dove,
normalmente, dormiva suo cugino quando si fermava, come quella sera, a casa
Morinozuka; forse per questo motivo quella sala non aveva lo stesso aspetto
elegante ma un po’ anonimo delle altre, pensò il bambino: o forse, era solo la
figuretta che ora se ne stava in pigiama alla finestra a dargli quell’impressione.
Bussò e la porta si aprì
docilmente: sul letto giaceva ben ordinata la coperta preferita di Honey,
quella rosa con i coniglietti bianchi, ed un libro vi era spalancato sopra, ad
una pagina che raffigurava la principessa Kaguya-hime.
– Takashi? – chiamò Mitsukuni
dalla finestra.
– Mh?
– Ma è vero che la
Principessa Kaguya abita sulla Luna?
Lo aveva raccontato la
maestra quel giorno a scuola, narrando la vicenda di quella bellissima dama.
– Penso di sì – rispose, ma
non era molto convinto: una volta aveva sentito i grandi dire che nello spazio
non si può respirare, e allora come facevano la principessa e la sua corte a
vivere?
– Magari Kaguya-hime ha messo
una specie di bolla di sapone piena d’aria intorno al suo regno – disse Honey.
Takashi annuì e si sedette
accanto al cugino sul grande divano posto sotto la finestra, da dove Mitsukuni
era rimasto a guardare pensoso il cielo per un pezzo; stette un po’ in
silenzio, come se riflettesse – E com’è il suo regno? – chiese.
L’altro bambino ci pensò un
po’ su – Forse è… come di vetro – rispose – Però un vetro opaco, che non fa
vedere attraverso.
– Mh – annuì Mori – Forse per
questo la Luna brilla – aggiunse; e poi, dopo un po’ – E le parti scure? –
chiese indicando le macchie ombrose sulla faccia pallida della Luna piena.
– Forse sono foreste, oppure
laghi – rispose Mitsukuni pensoso.
– Mh… Allora ci sono anche
gli animali?
Honey annuì e, parlando
lentamente, guardando alternativamente il cielo e il cugino con un sorriso
allegro, agitando concitato le mani (e Usa-chan) per aiutarsi nelle
descrizioni, narrò che nei boschi c’erano gli unicorni, i cavalli alati, le
fate con le ali trasparenti, piccole come quelle di
Peter Pan; e che
nei laghi c’erano le sirene e dei pesci come quelli che disegnavano loro a
scuola, con ciascuna scaglia di un colore diverso, lucido, che si rifletteva
quando lo colpiva la luce, come succedeva alle superfici di lacca nera di
alcuni mobili della casa; che c’erano ovunque dei fiori che sembravano di
vetro, tutti bianchi, e che i sassi della strada brillavano così tanto da
sembrare pietre preziose, come quelle che le loro mamme tenevano nei
portagioie.
Gli abitanti della Luna,
raccontava ancora Honey, erano tutti bellissimi, e vestivano come i signori
dipinti sui paraventi antichi, con abiti colorati e fluttuanti, e le donne
avevano i capelli neri e lunghissimi, come mantelli; Kaguya-hime governava il
suo regno da un trono bellissimo, e tutti le volevano bene ed erano felici, e
nessuno invecchiava o si ammalava mai. Le fasi della Luna erano stabilite
dalla Principessa e corrispondevano a quelle delle giornate sulla Terra: la
Luna crescente era il mattino, la Luna piena il mezzogiorno, la Luna calante
il pomeriggio e la Luna nera la notte; per questo gli abitanti del Regno della
Principessa vivevano tanto a lungo, perché un loro giorno durava come un mese
per gli esseri umani.
Takashi ascoltava rapito: il
racconto della maestra non l’aveva persuaso affatto, ma quello di suo cugino
lo aveva convinto immediatamente, tanto che sembrava anche a lui di vedere
quello che Mitsukuni continuava a raccontare, e tutte quelle cose gli
apparivano vere e reali come la testolina dell’altro bambino che, sedutosi
accanto a lui, pesava sempre di più sulla sua spalla.
La bambinaia di casa
Morinozuka li scorse e li rimproverò perché erano ancora in piedi a quell’ora,
vicino alla finestra, poi! Prese in braccio Honey e lo infilò a letto, ma lui
acciuffò in tempo la mano del cugino, che veniva riaccompagnato nella sua
stanza – Takashi…? – biascicò mezzo addormentato – Ma quando gli astronauti
vanno sulla Luna, anche se non vedono il suo Regno, non danno fastidio alla
Principessa?
Mori sorrise e guardò su,
verso la Luna piena che si intravedeva da una delle finestre del corridoio –
Spero proprio di no- disse.
Ma Mitsukuni già dormiva.
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