
Honey aveva diciotto mesi: da un
bimbetto così vivace, che canticchiava spesso in quella stranissima maniera
infantile mentre giocava da solo o con il cugino, ci si aspettava, da un
momento all’altro, l’arrivo della fatidica prima parola.
Sua madre, ben decisa ad
accaparrarsela, sedeva un giorno con la signora Morinozuka sulla moquette a
fiorellini della stanza di suo figlio, mentre i due pargoletti giocavano
davanti a loro – Su Mitsukuni, dì “mamma”.
Niente: il bimbo non alzò neppure
il capino.
– Avanti tesoro, fai sentire alla
zia quanto sei bravo: dì “mamma”.
Serafico, Honey continuava a
giocare, sotto gli occhi attenti di Usa-chan, con le sue carabattole di
plastica; la sua preferita sembrava essere una morbidissima fetta di torta
alla fragola, farcita di panna, che spesso mordicchiava pensosamente.
– Avanti, caro, dì “mamma”, per
favore! – supplicò la signora Haninozuka; poi, sospirando – Niente da fare…
Eppure il pediatra ha detto che il periodo è quello giusto! Devo preoccuparmi?
– Dipende dal bambino – la
rassicurò l’altra donna, sorridendo – Guarda il mio Takashi, non prova neppure
ad aprir bocca!
– Ma lui è già un ometto così com’è
– rispose la signora Haninozuka accarezzando una guancia del nipote, che
osservava incuriosito i giocattoli del cugino – È un amore, così tranquillo;
Mitsukuni invece è un terremoto e si porta ovunque quella torta, anche quando
fa il bagnetto – commentò ridendo la madre.
Una cameriera entrò in quel momento
con il vassoio del tè, e le due donne si spostarono sulle poltroncine
dall’altro lato della stanza, lasciando i bambini lì, con le loro carabattole
colorate.
Honey mordicchiò ancora un po’ il
suo giocattolo di gomma e poi, osservandolo con interesse, sillabò – To-ta.
Takashi lo guardò con il suo musino
inespressivo e piegò il capino da un lato.
– To-ta – ripeté il cugino,
porgendogli la torta.
L’altro bambino l’osservò per un
attimo e poi, indicando Honey, disse – Mi-tu-ni.
Mitsukuni fece un gran sorriso e,
stringendo tra le mani il giocattolo, ripeté – Tota! – e poi, indicando il
cuginetto – Ta-ka-ii.
Il piccolo Mori sorrise e gli diede
un colpetto gentile sul capo con la mano.
– Guarda che carini – commentò
intenerita la signora Morinozuka, sollevando gli occhi dal suo tè – Chissà
quand’è che si decideranno a parlare!
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Note:
Idiota fin nel midollo, vero? *sbrill*
Scherzi a parte: per quanto sia fermamente convinta che Honey voglia un bene
infinito a Takashi, la sua prima parola non avrebbe mai potuto essere diversa da
"torta" XD La trama è più esile del solito, ma mi è piaciuto molto scriverla,
anche se si tratta di un tema leggero trattato in modo altrettanto leggero XD
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