le stelle di tanabata

 

BDT Takashi&Honey, 046. Stelle

 

Avevano circa cinque anni, quell’anno, e Arisu Haninozuka, l’adorata nonna di Mitsukuni, era ancora viva.
Era arrivata la sera del
sette luglio e, nonostante la temperatura fin troppo calda, Honey era a letto con la febbre; l’ordine del medico era stato tassativo: niente uscire, niente dolci e niente festa. Così, mentre Chika, Satoshi e Takashi avevano ottenuto il permesso di restare in piedi fino a tardi per Tanabata, il futuro capofamiglia degli Haninozuka se n’era rimasto nel suo letto, troppo intontito dalla febbre persino per mettere il broncio, con la sola compagnia di Usa-chan e della sua bambinaia. Se ne stava lì nel buio, con gli occhi che bruciavano ed un sonno dispettoso che rifiutava di farsi acchiappare. Essere ammalati era proprio una scocciatura, pensava: tutti gli altri bambini di sua conoscenza erano all’aperto a divertirsi, a mangiare dolci buonissimi e a cercare nel cielo il Pastore e la Tessitrice, mentre lui era costretto a stare in quella stanza con le finestre chiuse, senza poter vedere neanche una stellina piccola piccola.
Tirò su col naso.
I colpetti alla porta li udì appena, ovattati dalla febbre.

Come sta il mio piccolino? sussurrò una voce che ben conosceva, accompagnata dalla carezza liscia di una mano fresca: quando aprì gli occhi arrossati, vide la nonna accanto a lui e suo cugino che armeggiava con una delle sedie vicino al letto.
Takashi?
L’altro bambino si avvicinò silenzioso e gli posò una mano sul fronte: non si notava molto, su quel faccino poco espressivo, ma era preoccupato.

Takashi-chan era in ansia per te spiegò la nonna, carezzando il capo scuro del bambino Diceva che ti sentivi solo e che di sicuro eri triste perché non potevi festeggiare con gli altri bambini.
Mori annuì con decisione e l’anziana donna fece cenno alla bambinaia di tirare le tende: il cielo era nero, ma si vedeva qualche piccolo punto luminoso.
Il piccolo Morinozuka porse al cugino una tazza di latte caldo, e poi, quando Honey l’ebbe presa, posò sul letto il vassoio poggiato poco prima sulla sedia: oltre ad un’altra tazza fumante, c’era un cestino pieno di biscotti a forma di stella.

Sono semplici dolcetti al latte, non nuocerebbero neppure allo stomaco di un piccolo ammalato disse la signora Arisu in risposta allo sguardo interrogativo della bambinaia Ora possiamo andare concluse poi, aiutando Takashi ad arrampicarsi sul letto senza rovesciare nulla Ti occuperai tu di Mitsukuni, non è vero?
Il piccolo Morinozuka annuì con serietà, a dispetto dei baffi di latte ai lati della bocca; la porta si richiuse e quel Tanabata passò così, in un silenzio tranquillo, nella penombra della stanza, con una tazza di latte caldo e Takashi che, di tanto in tanto, gli porgeva un biscotto a forma di stella.
Di quelle fuori dalla finestra, di colpo, non gl’importava più di tanto.

 

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