
Sfuggito.
Per una manciata di minuti,
quel tanto che bastava per impedirgli persino di riuscire a vederlo.
Ed ora era lì, su quel pianeta
inutile e sconosciuto, a guardarsi intorno, pensando che le sue possibilità di
viaggiare tra i mondi si erano ridotte di nuovo senza averlo portato a nulla;
era seccato dall’idea di dover ripartire senza aver ottenuto
niente e, camminando tra la folla di gente che si spostava in masse fastidiose
sui marciapiedi… vide una cosa meravigliosa.
Dietro ad una sottile parete
di vetro, adagiati su drappi di candida stoffa lucida, forse seta, c’erano
rose rosse e una miriade di incantevoli, delicatissimi, cioccolatini: erano di
ogni tipo, scuri, quasi neri, quelli fondenti, candidi come panna quelli al
cioccolato bianco, di un marrone cremoso quelli al latte… E poi, annodati a
nastrini bianchi e rossi, appesi alle ghirlande di fronde finte e rose che
circondavano le pareti della vetrina, c’erano amorini e colombelle di
cioccolato bianco.
Seishiro si fermò davanti al
vetro, incantato come un bambino davanti ad una simile meraviglia: la cosa più
incantevole era che, oltre il vetro, il negozio era pieno di scatole di colori
e fogge diverse, impilate ordinatamente sugli scaffali, che contenevano
cioccolato di tutti i tipi. E non solo lì, ma in gran parte degli altri
negozietti là attorno! Tutto sembrava un tripudio di rose rosse, cuori
pacchiani e cioccolato.
Il ragazzo si guardò attorno
estasiato: beh, quel pianeta non era così inutile, dopotutto.
– Signore?
Seishiro si chinò, un po’
seccato di esser stato distolto dalla sua contemplazione, dal lato che aveva
sentito tirare.
E gli mancò il fiato.
– Ha visto la mia nonna? O la
mia sorellina?
Era finito in Paradiso, si
disse.
– Ti sei perso… Subaru-chan?
– Come lo sa il mio nome? –
chiese il bimbo, sgranando gli occhioni arrossati e ricacciando
coraggiosamente indietro le lacrime.
– Oh, io ti conosco bene –
rispose lui, inginocchiandosi davanti a lui, sorridendo beato.
No, quel pianeta era tutt’altro
che inutile.
~ * ~
– Cosa sarebbe “San
Valentino”? – chiese Seishiro, sistemandosi meglio il bambino contro il fianco
– Una specie di festa popolare?
– Nono – rispose Subaru,
guardandosi distrattamente attorno alla ricerca dei suoi cari – Le feste
popolari sono diverse!
– Allora cos’è?
– Nonna dice che è una festa
stupida degli stranieri, ma a Hokuto-chan piace tanto.
– Chi è Hokuto-chan? – chiese
lui, pensando che non avrebbe potuto interessarlo di meno: ma era così
piacevole tenere quel bambino in braccio! Non era per niente come il suo
Subaru-kun, così preoccupato di non accostarsi a lui più di qualche millimetro
per non vedere quella blatta dagli occhi grandi di Kamui diventare isterico.
– La mia sorellina – rispose
il bimbo, guardando verso di lui – Se la vedi me lo dici? La riconosci di
sicuro, è uguale a me.
– Sempre un gemello tra le
scatole – sospirò Seishiro – Spero di non incontrarla.
– Anche tu hai un fratello
gemello? – chiese Subaru, contento.
– No, ho un fratello minore –
tagliò corto il ragazzo, trovando fastidioso soffermarsi sul conto del tempo
trascorso dal loro ultimo incontro; chissà come stava Fu-chan… – C’è sempre
tutta questa cioccolata a San Valentino?- chiese, decisamente rapito dalle
cataste di quella delizia disposta in ogni dove.
Una volta recuperato
Subaru-kun, doveva tornare su quel pianeta con lui, sarebbe stato uno spasso.
– Sì. Hokuto-chan mi ha detto
che le ragazze regalano il cioccolato ai ragazzi: anche lei mi ha preparato il
cioccolato per oggi! – rispose, un po’ imbarazzato – Volevo farglielo io, ma
ha detto che è una cosa da signore…
Seishiro sbuffò; ecco lì la
fregatura: o si aveva una donna disposta a regalare il cioccolato, o niente.
Era una cosa infinitamente stupida, soprattutto perché poneva un problema
basilare: sarebbe riuscito a convincere Subaru-kun a vestirsi da ragazza per
donargli una decina di confezioni di cioccolata?
– Solo le ragazze possono
comprarlo? Non lo vendono ai maschi?
Subaru-chan sembrò riflettere
– Non lo so… Hokuto-chan dice che è una cosa che fanno le ragazze, ma non so
se è proibito ai ragazzi… – Poi, guardandolo con quegli occhioni lucidi di
pianto – Mi aiuti a trovare la nonna e Hokuto-chan? Si staranno preoccupando…
– e tirò su col naso.
Non conosceva la bimbetta
gemella di Subaru-chan, ma la immaginava come una versione baby ed in gonnella
di Kamui: una visione a dir poco orrida, anche se decisamente comica;
possibile che tutti non vedessero l’ora di reclamare Subaru? Non poteva
tenersi quella bambolina lì neanche un minuto, senza che qualche seccatore
venisse a strepitare di renderlo all’istante? I mondi cambiavano, ma gli
scocciatori no, purtroppo.
– Va bene, Subaru-chan –
rispose con un sorriso – Ma adesso non piangere: perché non andiamo un po’ a
spasso? Io vengo da molto lontano, mi piacerebbe conoscere un po’ la tua
città… E poi questa festa mi piace molto – concluse, guardandosi attorno
contento.
Un baby Subaru tenero e
docile, cioccolato in ogni dove… Come poteva non essere di ottimo umore? Quel
viaggio non sarebbe stato sprecato, dopotutto.
– Da tanto lontano? – chiese
il bimbo, curioso – Da dove? Dall’America?
Seishiro si domandò che razza
di posto potesse essere – No, da più lontano. Guarda che bella vetrina!
Subaru-chan tenne le braccia
strette attorno al collo di quello strano ragazzo: la nonna gli aveva detto e
ripetuto di non fidarsi mai degli sconosciuti, però quel tipo non gli sembrava
del tutto estraneo, né pericoloso; anzi, gli piaceva, proprio a lui che era
sempre imbarazzato dal contatto fisico, essere scarrozzato in braccio qua e
là.
– Ti peso? – chiese
educatamente – Se vuoi puoi mettermi giù.
– Oh, non preoccuparti –
rispose Seishiro: si sarebbe lussato una spalla, piuttosto – Entriamo in
quella locanda – propose, trovando finalmente delle decorazioni di suo gusto.
– Quella non è una locanda –
lo corresse ridendo il bambino – È un bar.
– Un cosa?
– Un bar: la gente ci va a
mangiare i dolci e a bere il tè…
– Direi che è il posto
perfetto per noi! – rispose il ragazzo, entrando felice in quel luogo saturo
di profumi deliziosi.
~ * ~
Ordinò tutti i tipi di dolci
al cioccolato che trovò sul menù (e trovò assolutamente
splendido che
ci fossero tutte foto da poter guardare, come in un libro di ricette),
invitando il suo ospite a mangiare tutto quel che voleva – Guarda che bella
questa, Subaru-chan – disse, porgendogli una torta dall’aspetto delizioso,
tutta coperta di glassa scura e decorata con fili di cioccolato.
Cielo, quel posto era davvero
fantastico.
Il bambino mangiava
imbarazzato: la nonna non permetteva a lui e Hokuto-chan di mangiare tutti
quei dolci, diceva che sarebbero finiti a letto con un mal di pancia
spaventoso; quel ragazzo invece sembrava un bambino davanti all’albero di
Natale, e guardava le torte con gli occhi che brillavano.
Era buffo, ma gli piaceva
tanto la sua compagnia, e questo era ancor più sorprendente, perché era
abituato a diventare muto ed impacciato davanti agli estranei, cosa che
Hokuto-chan gli rimproverava sempre, mentre con lui si sentiva… Non sapeva
dirlo bene: non riusciva a smettere di sorridere e sentirsi un calduccio
piacevole al centro del petto.
– Questa è una meraviglia –
commentò Seishiro, spingendo sotto il naso del bambino una fetta di torta dal
cioccolato morbido, spugnoso, e piena di ciuffetti di panna: aveva
un’espressione così sorridente, felice, che Subaru non poté non sorridere
anche lui.
~ * ~
Dopo quella specie di
colossale merenda, Seishiro riprese in braccio il bambino ed insieme ripresero a
girellare per le strade, ufficialmente per cercare la nonna, in realtà molto
più presi dalle loro chiacchiere: Subaru ascoltava ad occhi sgranati i
racconti dei luoghi che il ragazzo aveva visitato; gli sembravano un po’ tutti
posti assurdi, come quelli delle favole, ma gli piaceva comunque sentirseli
descrivere, immaginando che esistessero davvero.
–
E davvero potevi diventare come gli eroi dei cartoni animati e cacciare i
mostri? –
chiese, sbalordito dall'ultimo racconto –
E la signora dei demoni era una ragazza bellissima? *
– Cosa sono i cartoni
animati? – chiese Seishiro, curioso.
– Sono…
– Subaru!
Il bambino si voltò di
scatto, guardando i gruppi di persone che si affollavano a Ueno Park – Nonna!
Seishiro provò a trattenerlo
per un istante, ma Subaru-chan, con suo grande disappunto, sgambettava per
scendere. Sospirò, decidendosi, seccato, a metterlo giù: quella vecchia
sembrava piuttosto forte, non tanto da essere pericolosa, ma… Toglierla di
mezzo davanti agli occhioni dolci di Subaru-chan sarebbe stato un vero
delitto, pensò dispiaciuto.
Beh, poteva sempre…
– Subaru-chaaan! – una
fotocopia in miniatura di Subaru-chan, vestita come una specie di nuvola di
cuori rossi, comparve in mezzo alla folla e si gettò addosso al bambino; con
grande disappunto di Seishiro, Subaru ricambiò la stretta, iniziando a
parlottare con la sorella così in fretta che gli riusciva difficile seguirli.
A peggiorare la situazione, l’unica persona apparentemente interessata a lui
era la nonna, che gli si accostò per ringraziarlo e squadrarlo da capo a piedi
con un’espressione tutt’altro che rassicurante.
Era seccatissimo: come se non
bastasse, Subaru-chan sembrava sparito, e questo lo indisponeva ancor di più;
stava calando il sole, notò, e non se n’era accorto fino a quel momento,
troppo interessato alla cioccolata che spuntava in ogni dove e a quella copia
in miniatura del suo Subaru-kun. Le luci si accendevano qua e là e l’atmosfera
della festa iniziava a sfiorire, rendendo malinconiche le strade e le vetrine
che, fino a quel momento, erano state allegre ed attraenti.
Era tempo di andar via.
L’anziana donna s’inchinò
elegantemente per congedarsi e chiamò i nipoti. Per la seconda volta in quella
giornata, Seishiro si sentì tirare una manica: sorrise nel vedere Subaru-chan
– Dov’eri finito?
Arrossendo, il bambino gli
porse una scatoletta di velluto rosso a forma di cuore, con un bel fiocco ed
un rametto con qualche fiore di ciliegio – La… la signora ha detto che le
erano rimaste solo queste così… Non so se va bene…
Il ragazzo prese la
scatoletta di cioccolatini in mano, sorpreso come un bambino – È per me?
Il bimbo annuì imbarazzato –
Avevi detto che li volevi e-e Hokuto-chan ha detto che-che li possono comprare
anche i maschi…
Seishiro guardò ancora la
scatolina, sentendosi ingenuamente e scioccamente felice; prese in braccio il
bambino e gli baciò una guancia, pensando, per la prima volta, che quel
cucciolo gli sarebbe mancato, anche se non si trattava del suo Subaru-kun. Il
bambino divenne rosso dall’imbarazzo, sgranando gli occhioni – Grazie,
Subaru-chan. Sei proprio un bambino adorabile.
– Gr-grazie – sussurrò –
Senti… Tu resti qui? Ti… ti posso vedere ancora?
– Devo… devo andar via
stasera stessa, Subaru-chan... Mi dispiace tanto.
Doveva trovare il
suo
Subaru, si disse; quel bimbo apparteneva ad un altro se stesso e non poteva
tenerselo o illuderlo che sarebbe tornato: gli dispiaceva, ma c’era qualcun
altro che attendeva entrambi. Asciugò una lacrimuccia al bimbo, ignorando
l’occhiataccia che gli stava rivolgendo l’anziana donna.
– Non ti vedo più, allora? –
piagnucolava Subaru-chan.
– Non preoccuparti: presto
incontrerai una persona che ti piacerà molto più di me.
– Davvero?
Seishiro gli accarezzò una
guancia – Assolutamente sì – i Subaru erano tutti così maledettamente dolci –
E sono sicuro che adorerà anche lui la cioccolata – bisbigliò, strappando
finalmente un sorriso al bambino – Fino a quel momento, prometti di avere cura
di te.
Subaru-chan annuì,
strofinandosi gli occhi, e si lasciò posare docilmente a terra.
Rimase a guardare quella figura vestita di nero che si allontanava tra la folla, sollevando una mano
per salutarlo, finché non sparì.
Non capiva perché, ma non era
sicuro che gli sarebbe mai piaciuto qualcuno più di quel ragazzo.
~ * ~
Seishiro si allontanò,
saltando di palazzo in palazzo in cerca di un posto tranquillo: si accomodò su
un cornicione e sciolse delicatamente il nastro della scatola, guardando i
cioccolatini incastrati su un cuscinetto di plastica rosso. Ne pescò uno e lo
mise in bocca, lasciandolo sciogliere mentre osservava il sole sparire tra i
grattacieli, che si accendevano in un vortice di luci bianche, contro quelle
colorate delle strade.
Giocherellò con il nastro
sciolto.
Era stata una giornata
meravigliosa.
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Note: * Il racconto di Seishiro si riferisce ai capitoli di Tsubasa ambientati nel regno di Outo.
Una cavolatina di San
Valentino, finita in ritardo, scritta per Chu (che ha ricambiato con una
cosina deliziosa *snifff* Dovrò farla una pagina sui regali, prima o poi!),
che mi aveva chiesto di scrivere qualche incontro tra TRC Seishiro e i Subaru
che incrocia nel corso della sua caccia per i mondi.
Sono la prima a dire che si tratta di una ff senza troppe pretese, ma mi
piaceva immaginare Seishiro alle prese con il San Valentino (pacchianissimo, a
quel che so) giapponese senza andare sul melenso: per questo ho prodotto
questa specie di crossover tra Tsubasa Reservoir Chronicle e X, giocando un
po’ con TRC Seishiro ed un baby X Subaru.
Spero che vi sia piaciuta un po’, scriverla è stato discretamente divertente
^O^
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