
Daisuki, 10 (19). Then you stood in my doorway, with nothing to say.
Che fosse accaduto qualcosa,
glielo disse la sagoma di Hokuto, ferma sulla soglia.
La naturale esuberanza di
sua sorella la spingeva a piombargli in casa ad ogni ora, con un’invadenza
così amorevole da strappargli sempre un sorriso: a volte si trattava della
pentola con lo stufato, altre di tramezzini al centro del tavolo, altre ancora
di un sacchetto di biscotti infilato nella cartella, o nella tasca della
giacca, o sul mobile dell’entrata dove posava le chiavi. Altre, invece, era
una figuretta vestita di pizzi, fiocchi e lustrini che s’infilava nel suo
letto di soppiatto, o che spalancava con una risata trillante la porta della
sua stanza.
Spesso, a notte fonda,
Hokuto sgusciava in casa sua senza far rumore: con uno sguardo al mobile
dell’ingresso stabiliva se Subaru era in casa oppure no e, se il portachiavi
che gli aveva regalato segnalava la presenza di suo fratello, si spingeva
oltre il
genkan; passava in cucina e recuperava le stoviglie ordinatamente
riposte nel lavello e, accedendo solo le luci più fioche, si affacciava alla
stanza di Subaru: rimaneva lì a sbirciare il volto addormentato, ad ascoltare
il suo respiro sospeso nella semioscurità della stanza, senza varcare la
soglia.
Buonanotte Subaru,
bisbigliava.
In punta di piedi tornava al
suo appartamento, chiudendo il portone dietro di sé, attenta a non far rumore;
ma il fratello, inconsciamente, l’aveva udita e sorrideva tranquillo
nell’incoscienza del sonno.
~ * ~
Che fosse accaduto qualcosa,
glielo disse la sagoma di Hokuto, ferma sulla soglia.
Sua sorella era silenziosa
solo la notte, quando veniva a controllare di soppiatto il suo sonno: di
giorno era una presenza luminosa e rumorosa, fatta di abiti colorati e risate
argentine.
- Subaru…
L’aveva a stento sentita,
sprofondato nel suo pensiero ossessivo - … Seishiro?
- Subaru, non hai ancora
mangiato niente! Guarda che se non mangi a sufficienza poi deperisci! Dai, ti
faccio una zuppa…
Le aveva preso una mano,
angosciato da quel girare attorno all’argomento che rimaneva tra di loro,
sospeso come un macigno – Dimmi… Come sta Seishiro-san?
–
Dall’occhio destro… Non ci vede più…*
Quel giorno anche Hokuto era
spenta, come la stanza nella quale lui sedeva al buio, da ore, giorni forse; a
volte, quando pensava a quel giorno che aveva incrinato la sua intera
esistenza, non ricordava altro che la figura di Hokuto, in piedi sulla porta,
in silenzio.
E a volte, quando la notte
si svegliava in preda agli incubi, guardava l’arco della porta, illudendosi
che sua sorella fosse lì: chiudeva gli occhi, allora, con il volto in quella
direzione, e immaginava una figuretta avvolta di tulle, lustrini e stoffe
colorate che rimaneva lì, in silenzio, e muoveva appena le labbra,
augurandogli
Buonanotte.
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Note: * tratto dall'edizione italiana di Tokyo Babylon, volume VI.
Questa fanfic è nata nel momento stesso in cui ho letto questo tema nella lista
del Daisuki e, non so per quale motivo, ho impiegato mesi a finire di scriverla.
No, non è vero che mi piace Hokuto! Diciamo solo che, dal POV di Subaru, posso
dare quest'impressione... Scherzi a parte XD Grazie a Juu che ha recuperato la
sua copia di Tokyo Babylon per passarmi il dialogo che ho usato e mi ha tirato
su il morale, visto che i miei livelli qualitativi e produttivi ultimamente mi
sembrano rasoterra XD
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