
BDT Seishiro/Subaru, 041. Forme
Subaru tormentava il
telecomando della televisione, cambiando canale di continuo, come fosse colpa di
quell’aggeggio se non trovava nulla di decente da guardare; Seishiro-chan se ne
stava seduto accanto a lui, piuttosto annoiato, ma senza far capricci. Il
periodo natalizio era una cosa molto bella, si disse Subaru, e gli sarebbe
piaciuto infagottare il bimbo per bene e scarrozzarselo per le strade brillanti
di decorazioni, ma aveva lavorato per quasi una settimana di fila e non riusciva
a reggersi in piedi; come se non bastasse, sentiva una fastidiosa nausea
tormentarlo ogni qualvolta si muoveva in modo brusco.
– Subaru-san?
Accarezzò il capo del bimbo, gettando il telecomando sulla coperta: non era male
starsene infagottati insieme sul divano, anche se non c’era nulla di decente in
tivù – Ti annoi, Seishiro-chan?
– Io ho fame.
Erano le quattro, decisamente troppo presto per la cena, ma perfettamente in
tempo per la merenda, visto che anche a lui venne un languorino a sentir parlare
di cibo – Vedo cos’abbiamo per merenda… – disse Subaru alzandosi da quel
groviglio di
pile
caldo.
– Facciamo i biscotti?
Lo sciamano si voltò, sicuro di non aver capito bene – Non abbiamo biscotti,
credo…
– No, io dicevo proprio di
farli.
Subaru lo fissò scettico – Seishiro-chan… Ti ricordi cos’è successo quella volta
che dovevamo semplicemente preparare una pizza usando la pasta surgelata? –
disse, con malcelato terrore al ricordo di quella robaccia che, assurdamente,
era diventata un blocco secco e duro come il marmo, pur restando ostinatamente
gelato all’interno; meno male che esistevano i take-away.
– Ma abbiamo la ricetta, basta seguire quella!
Il ragazzo si disse che era il vedere la versione baby del suo innamorato
appallottolata in una coperta natalizia, rossa con piccoli Babbi Natali bianchi
che scorrazzavano lungo il bordo con il loro saccone di doni, a non fargli
perdere la calma davanti ad un ennesimo, delirante capriccio; sorrise
gentilmente – Ma non ce ne facciamo nulla, se non abbiamo gli ingredienti:
occorrono cose particolari per fare i biscotti, sai?
– Abbiamo anche quelli! – rispose testardo il bambino – Sta tutto nel sacchetto
bianco e verde che Minako-san ha lasciato in cucina.
– Ma sono cose che ha dimenticato lei, allora – tentò di farlo ragionare Subaru
– Perché non me l’hai detto prima? Corro a riportarglie…
– No, quelle sono cose che ha comprato per noi.
– Per noi?
– Le ho detto che volevi farmi dei biscotti…
Subaru lo fissò, incredulo davanti a tanta sfacciataggine: erano arrivati a
quello?
– Seishiro-chan, io
non so
cucinare, dovresti saperlo bene!
– Uffa – mugugnò il bambino – Non fai mai quello che ti chiedo…
Lo sciamavo sollevò scetticamente un sopracciglio e avrebbe anche ribattuto che,
solitamente, era Seishiro-chan a non fare
mai
quel che lui gli chiedeva, ma davanti a quel musetto imbronciato gli venne da
sorridere.
Di nuovo.
Non aveva proprio la minima determinazione…
– Volevo solo giocare un po’ a cucinare con Subaru-san… – rincarò la dose quel
consumato commediante, alto poco più di un bambolotto.
– E se invece Subaru-san esce e corre a comprarti i biscotti che preferisci? –
tentò il ragazzo, dandosi subito dell’imbecille davanti ad una simile proposta:
era il peggior educatore che si fosse mai visto sulla faccia della terra!
– Ma io volevo mangiare i biscotti di Subaru-san… – pigolò il bimbo – Minako-san
ci ha anche preso delle formine…
Un piano architettato nei minimi dettagli,
pensò lo sciamano. Si recò in cucina per dare un’occhiata a quel fantomatico
sacchetto e lo trovò innocentemente adagiato sul bancone; si guardò alle spalle
per essere sicuro di non essere visto e, con la punta delle dita, cercando di
non far rumore, sbirciò il suo contenuto: un sacchetto di farina, uno di
qualcosa
tritato, del cioccolato in polvere, una scatolina… La prese incuriosito e la
rigirò tra le mani; provò ad aprirla e un groviglio di formine di ferro piombò
con leggero tintinnio sul tavolo: c’erano una stellina, un cerchietto, un
alberello di Natale, un pupazzetto di neve, una luna ed un omino. Minako-san
aveva persino acquistato delle decorazioni di zucchero…
Sospirò.
– Subaru-san? – chiamò il pargoletto tirandogli un lembo del largo maglione
bianco che era appartenuto a Seishiro Sakurazuka, ma del quale il giovane
sciamano si era impossessato sin dai primi accenni di freddo.
Il ragazzo si sforzò di non guardarlo perché sapeva
perfettamente
con quale espressione lo stava fissando e come lui avrebbe reagito; ma poi
l’occhio gli scivolò comunque sul musetto triste del bambino e su quegli
occhioni lucidi che conosceva fin troppo bene.
Maledetto, maledettissimo commediante,
pensò Subaru,
se pensi che mi farò fregare anche stavolta…
– È che non ci stai più con me, mi lasci sempre con Minako-san… Io però vorrei
stare sempre con Subaru-san, anche se do fastidio…
…hai indovinato,
finì di pensare.
– Però prometti di stare lontano dal forno! – disse.
– Il problema è che la raccomandazione vale anche per te… Come si fa allora? –
chiese il bimbo con un ghigno sarcastico.
Dannatissimo bastardo.
~ * ~
– Seishiro-chan,
no
– gemette Subaru – Il frullatore non devi
toccarlo, ero stato abbastanza chiaro, mi sembra!
Il bimbo, in piedi su uno degli sgabelli della cucina, infagottato in un
grembiule bianco che era appartenuto alla sua versione adulta (e che Subaru
aveva dovuto rimboccare più e più volte e fermarlo con la cinta per non farlo
inciampare), ritrasse le manine infarinate con aria piccata – Ma uffa! Non mi
fai toccare niente! – protestò.
– Le cose pericolose non si toccano, questa regola vale sempre – ripeté Subaru,
alzando gli occhi al cielo. Scostò un po’ di farina dalla ricetta e lesse:
amalgamare gli ingredienti e, quando il composto si
è fatto più compatto, versare tutto su una superficie infarinata ed iniziare ad
impastare.
Lo sciamano osservò scettico l’intruglio che c’era nella grande terrina bianca
che aveva in mano: non sembrava un composto intenzionato a compattarsi; tentò la
sorte aggiungendo altra farina e, dopo intense mescolate (forse un po’ troppo,
visto che, tra le risate di Seishiro-chan, il cucchiaio di legno gli si spezzò a
metà), si preparò a metterlo sul tavolo.
– Seishiro-chan, mi spargi un po’ di farina sul tavolo? – chiese, per non
sentirsi dire che voleva fare tutto lui; del resto, che sarebbe mai potuto…
Subaru rimase a fissare, con la terrina tra le mani, la nube di farina che si
alzava dal tavolo, dove il bimbo, con mossa geniale, aveva rovesciato la busta;
si consolò nel vederlo tossicchiare per il suo stesso disastro e poi, adocchiati
i suoi bei capelli neri spolverati di bianco, scoppiò a ridere come non gli
capitava da tempo, facendo quasi finire a terra l’impasto.
Una volta tanto, Seishiro-chan non la prese male e si mise a ridere – Vieni qua…
Che disastro che sei! – disse lo sciamano: posò la ciotola e prese in braccio il
bambino, mettendolo a sedere sul bancone e spolverandogli i capelli con uno
strofinaccio, mentre quello dondolava contento le gambette.
– Allora – disse poi rimettendolo al suo posto sullo sgabello – Adesso bisogna
impastare.
– E come si fa?
– Ehmm… – tentò Subaru – Si mettono le mani nella pasta e la si impasta finché
non diventa elastica, credo – l’aveva visto fare a Seishiro ed era rimasto
incantato ad osservarlo, senza porsi mai il dubbio che prima o poi sarebbe
toccato a lui compiere un’operazione del genere.
– Come con il pongo? – chiese Seishiro-chan.
– Una specie… Credo.
– Dai, allora! – esclamò il bambino: tuffò le manine nel composto che Subaru
aveva appena posato sul tavolo e iniziò a pasticciare con grande impegno; il
ragazzo sorrise davanti a quell’espressione estatica, così incredibilmente
infantile da sembrargli surreale su quel musetto sempre troppo adulto, e rimase
ad osservare intenerito uno sbaffo di farina che gli impiastricciava il nasino.
– Mi dai una mano, Subaru-san? – chiese il piccolo pasticcere improvvisato: era
più o meno come chiedergli “Giochiamo
insieme?” e
il ragazzo non si fece pregare. A furia di tormentarlo, il dannatissimo impasto
appiccicoso iniziò a farsi più liscio ed elastico e lo sciamano non credeva
quasi ai suoi occhi – Te l’avevo detto che era facile! – fu il commento allegro
di Seishiro-chan.
Recuperato un mattarello, Subaru si dedicò a stendere la pasta, ottenendo una
“cosa” piena di spaventosi dislivelli, sui quali volle però diplomaticamente
soprassedere, e porse al pargoletto le formine – Scegli: quali vogliamo usare?
– Le stelle! – rispose immediatamente il bimbo.
Lo sciamano sorrise – Solo stelline? Ci sono tante forme carine… Queste qui sono
natalizie, per esempio – disse porgendogli l’alberello di Natale e il pupazzo di
neve.
Seishiro-chan le osservò e si dedicò, con infinita concentrazione, a intagliare
i biscotti, che poi Subaru recuperava e posava su una teglia, per lasciargli
libero il campo; finito di stampigliare i biscotti, lo sciamano infornò tutto e
guardò l’orologio – Adesso dobbiamo aspettare una mezz’ora, minimo.
– Così tanto? – protestò il bimbo.
– È anche poco in confronto al tempo che ci vorrà per sistemare questo disastro
– rispose il ragazzo guardandosi attorno e pensando a cosa gli avrebbe detto
Seishiro-san in merito allo stato attuale della sua bella cucina.
~ * ~
– Come cavolo è potuto
succedere? – gemette Subaru – Non mangiarli, Seishiro-chan, ti romperai i denti!
– Però non sono cattivi – mugugnò il bimbo, masticando coraggiosamente quel
pezzo di granito abilmente mascherato da biscotto a forma di stellina.
Lo sciamano glielo tolse di mano con un sospiro – Va’ a capire cosa abbiamo
sbagliato… Beh, tanto vale buttarli.
– Noo! – protestò il pargolo – Sono i nostri biscotti!
– Ma sono immangiabili – tentò di spezzarne uno per rendere l’idea – Sono venuti
durissimi!
Seishiro-chan guardò imbronciato tutti quei biscotti dall’aspetto così carino
che giacevano in un cestino di vimini – Come si fa a renderli morbidi?
– Non si può – cercò di spiegargli Subaru – Su, adesso dammeli, li butto via e
ti preparo qualcosa di decente per merenda. Vuoi una tazza di cioccolata? –
chiese, aprendo il frigorifero per controllare – Oh, almeno il latte c’è, per
fortuna! – esclamò sarcastico.
– Il latte!
Lo sciamano si voltò stupito verso il bimbo – Sì, serve questo per la cioccolata
calda.
– Possiamo bagnarci i biscotti, così diventano morbidi! – spiegò Seishiro-chan,
entusiasta – Ti prego, Subaru-san! Non voglio che butti via i nostri biscotti, è
stato così divertente farli!
Lo sciamano fissò per un istante il cestino che aveva posato sul bancone per
vuotarlo nel secchio.
~ * ~
Fuori era ormai notte fatta,
malgrado non fossero nemmeno le sei, il salotto era caldo e Seishiro-chan se ne
stava sul divano con lui, entrambi avvolti dalla coperta di
pile,
due tazze fumanti di latte e i loro sfortunatissimi biscotti posati sul plaid.
– Sono buoni così, no? – commentò il pargoletto, inzuppandone uno a forma di
albero di Natale.
Subaru rimase a guardare quel bimbo accoccolato contro di lui, profumato del
sapone al borotalco con cui gli aveva fatto il bagno poco prima, infagottato nel
pigiama celeste, che sceglieva con cura quale biscotto prendere di volta in
volta: ora una stellina, poi un pupazzo di neve, poi una mezzaluna…
Alla fin fine era valsa la pena di fare tutto quel disastro in cucina,
pensò.
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Note:
Allora: so che questa fanfiction non
è il massimo del massimo, ma... mi sono divertita a scriverla; era un'idea che
mi ronzava in testa da un po' per questo prompt e che avevo già provato ad
abbozzare senza risultato; poi, durante una sessione di gioco su
Hoshiro-kuni, nella quale
Subaru (quello di Tsubasa Reservoir Chronicle, però) e Seishiro-chan si dedicano
ai biscotti sotto la supervisione di Watanuki (XXX Holic), mi è tornato lo
schiribizzo di mettere su carta questa piccola sciocchezza (quel posto sta
diventando una fucina di idee per me XD).
Spero di aver fatto divertire un po' anche voi!
Edit del 23 dicembre 2007

Tao: Pensierino.... mi è subito venuto pensato a te quando li ho cotti.
*Michiru saltella via asciugandosi i lacrimoni*
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