Ritratto di fanciulla
(Mezza Tabella Yuto/Karen, prompt 04. Bellezza)
– Non rimanete a
guardare così la luna, Karen-sama
– sussurrò Kisaragi – Lo sapete che non porta bene!
– Non sono mica Kaguya-hime!
– rispose divertita la fanciulla – È la prima luna limpida dell’anno, perché non
mi consenti di goderne?
La balia sospirò, bisbigliando
qualche scongiuro. Karen-sama s’era fatta sempre più cocciuta, con gli anni, e
questo non stava bene: una fanciulla come lei, di appena sedici anni, ma già
ricca di fascino, di alto lignaggio, avrebbe dovuto essere più docile, o sarebbe
andata incontro ad una vita matrimoniale non facile; quale uomo avrebbe
acconsentito ad avere una sposa così determinata e dalla lingua sciolta nella
sua casa? Di certo avrebbe presto dovuto subire l’affronto di una concubina! E
di certo, si ripeteva la donna, sconsolata, una ragazzetta di minori grazia ed
avvenenza, di ceto inferiore, ma semplicemente più remissiva di lei: che
terribile pensiero!
L’aveva sempre
detto, la povera signora, che una fanciulla non deve conoscere cose che hanno a
che fare con la cultura maschile, ma niente, nessuno le aveva prestato ascolto!
Anzi, com’era orgoglioso il Consigliere che sua figlia si destreggiasse così
bene con il cinese!
Eccolo lì, il risultato: la
giovane signora aveva letto testi inadatti per una fanciulla dabbene, e questo
aveva influito sul suo carattere… che tristezza!
Eppure, se si
fosse tralasciato questo disdicevole particolare, che creatura celestiale
sarebbe stata la sua giovane signora! Era stata la sua balia, era lei che
l’aveva nutrita ed accudita sin dalla nascita, e si sentiva in parte fautrice di
tanto splendore: un fisico snello ma soffice, la pelle candida, come se
rilucesse, simile ai petali di magnolia, una chioma ricca, che si avvolgeva in
splendidi riccioli,
morbidi come tralci di edera. La sua voce era dolce, specchio di un animo buono
ed affettuoso, e con quanta grazia sapeva muoversi! Sapeva scegliere gli
accostamenti più raffinati nel vestire, e già sapeva preparare alcune fragranze,
semplici ma gradevolissime, per profumarsi.
Le dame del suo seguito l’amano
non meno di quelle che, per tanti anni, si erano occupate della celeste
Kaguya-hime, e speravano per lei un matrimonio degno di tanta virtù.
Anche il padrone non chiedeva
altro, ma la sua cocciuta bambina, come ancora amava chiamarla, respingeva ogni
pretendente, con grazia così squisita che nessuno aveva mai potuto aversene
davvero a male.
Lei, con
sconcerto delle sue dame, sembrava felice così, senza amore, se non quello per
il suo giardino d’estate, non vasto, ma curato con estrema eleganza, per le sue
letture, la musica e per serate come quella, in cui osservava la luna con aria
trasognata, facendo temere a tutte che, alla prossima notte di plenilunio, un
carro dorato sarebbe sceso dal cielo per portarla via.
Ma non sapevano che, proprio in quel momento, nascosto nell'ombra, sostava
l'unico pretendente che non sarebbe mai riuscita a respingere.