Sogni ad occhi aperti
(Mezza Tabella Yuto/Karen, prompt 23. Sogno)
L’alba sorse sulla
dimora imperiale, rischiarando il cielo ed i giardini, ma ben poco la mente del
giovane Kigai.
Yuto era il primo ed unico figlio maschio dell’imperatore: seguivano due
fanciulle, molto belle, avute da altrettante Dame di corte, e Kanoe, generatagli
dalla sua sposa, di due anni minore del primogenito. Ragion per cui, se anche si
fosse trattato di un giovane meno bello o raffinato, la cura con cui era stato
allevato sarebbe stata eccellente; trattandosi, invece, di un ragazzo
affascinante, che aveva iniziato ad incantare le dame con i suoi modi da
gentiluomo sin da bambino, le attenzioni che erano state riversate su di lui
erano indescrivibili.
Malgrado la brillante intelligenza, però, Yuto sembrava fin troppo dedito al
gentil sesso, e scarsi erano i tentativi di farlo concentrare sullo studio; le
uniche nozioni che sembrava imparare ad incredibile velocità erano brani e
poesie d’amore, e la sua splendida grafia non poteva certo imputarsi alla
copiatura di testi sacri. Suo padre scuoteva il capo sorridendo, sempre troppo
indulgente per imporsi con lui; aveva notato con piacere quanto l’aver fatto
crescere il suo primogenito assieme all’unico figlio maschio del suo ministro
della Destra, Seishiro, aveva fatto in modo che l’indole troppo mondana di Yuto
venisse almeno in parte contenuta.
Quel mattino, più del solito, il giovane Kigai lasciava che gl’incartamenti ai
quali avrebbe dovuto badare si ammonticchiassero davanti a lui, senza fingere
neppure di occuparsene; il suo segretario lo guardava preoccupato, ma non aveva
il coraggio di dire nulla, anche perché quell’espressione poteva essere notata
piuttosto di frequente sul volto del giovane signore, e tutti sapevano cosa
significava. Ma stavolta, invece che da una dama conquistata, la mente del
ragazzo era tutta presa da una fanciulla che aveva a malapena intravisto alla
luce della luna.
Non sapeva neppure a chi appartenesse la residenza nella quale erano passati e
non si capacitava di non averla mai vista prima, nonostante avesse usato il suo
raffinato cortile ben più di una volta per le sue fughe. Vista l’ora tarda, poi,
non era neppure certo di quale casa fosse, quindi non poteva neppure svolgere
delle indagini; gli rimaneva solo l’incanto di quella visione, come un sogno dal
fascino inebriante dal quale non gli sembrava di essersi ancora svegliato, tanto
nitida era ancora l’immagine della fanciulla davanti ai suoi occhi.
Teneva il capo posato su una mano, gli occhi socchiusi, e la rimirava come se
fosse ancora notte, e non giorno pieno, come se quel profilo morbido fosse lì,
invece di inutili pile di noiosi documenti; era un giovane romantico, però, e
non abbastanza da accontentarsi di ricordare un incontro avvenuto ad insaputa
dell’interessata. Voleva vedere con i suoi occhi se la bellezza che ora tanto
vagheggiava era all’altezza della sua immaginazione: sperando di non rimanere
deluso, già meditava di far di nuovo visita, appena l’ora fosse stata
sufficientemente tarda, alla residenza sconosciuta.
Ma, anche tentando di concentrarsi sui documenti che il segretario, con
malcelata insistenza, gli spingeva sotto il naso, provava sempre la buffa
sensazione di essere ancora immerso in un sogno.