Journey ~ Capitolo I
062. Primavera
La
prima metà della bella stagione era giunta al termine: Seishiro l’aveva attesa
con un occhio sul figlio, che cresceva sano e maturo, anche se insolitamente
taciturno, rispetto al bambino che era stato, ed un altro allo scorrere dei
giorni.
Si era proibito, per mesi, di riflettere sulla fine di quell’anno di astinenza
per non lasciarsi indurre in tentazione, ma adesso accarezzava quei pensieri
mentre sbrogliava le carte ed i documenti che si affastellavano sulla sua
scrivania; voleva recarsi nella piccola residenza fuori dalla Capitale e fingere
che quell’anno orribile per lui, come padre e come uomo, non fosse mai esistito.
Pensò a quanto fosse bizzarro che la mente gli si soffermasse sui dettagli più
insignificanti di Subaru, come se li ridisegnasse nella sua testa uno ad uno: le
mani, le dita lunghe, tanto sottili che poteva sentire le ossa quando le
stringeva, il modo in cui i capelli si attaccavano sulla sua nuca, le ombre che
le ciglia gli disegnavano sul viso nella penombra del mattino, la pelle liscia
della schiena, sotto cui, al tatto, poteva indovinare le ossa (inutile
costringere suo fratello a mangiare, sembrava incapace di metter su peso in
maniera decente)…
Pochi giorni, solo pochi giorni.
050. Picche
–
Partire?
Il volto di Subaru gli era parso insolito, sorpreso e tutt’altro che sorridente
alla proposta, e già da quello avrebbe dovuto avvertire un campanello d’allarme
– Perché no? Potremmo trasferirci per qualche giorno, anche settimana, se vuoi,
nella residenza degli aceri.
Non l’aveva guardato, mentre rispondeva, di colpo indaffarato con un libro – Sì,
ma… non ne vedo la necessità. Non hai impegni a corte? Di questo periodo
l’Imperatore organizza sempre…
Seishiro lo aveva guardato incredulo – Non sono l’unico ministro della corte –
aveva risposto – E, comunque, non sono il maestro cerimoniale, posso anche
assentarmi, se ne ho voglia!
Il ragazzo aveva sorriso imbarazzato, continuando ad evitarlo – Non c’è motivo
per sottrarti, hai sempre amato occuparti di queste cose, no?
Il pensiero lo aveva colpito di scatto, disegnato su quel sorriso gentile – Tu
non vuoi – aveva detto, sentendosi orridamente offeso.
Subaru non lo aveva guardato e questo aveva sparso sale sulla ferita – Non… non
è che non voglia, Seishiro. Semplicemente…
– Semplicemente?
Gli avevano risposto due occhi verdi stranamente tristi.
– Beh, i servitori stanno già preparando i bagagli, perciò non vedo il motivo di
discutere – aveva tagliato corto, uscendo dalla stanza.
Sconfitto, in un certo senso, e per la prima volta nella sua vita.
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