Tre Marzo
(BDT Seishiro/Subaru, prompt 085. Lei)
La ricordava il terzo giorno del mese della fioritura dei
ciliegi, la sua piccola principessa, durante la festa di cui era
indiscussa protagonista.
Le dame di sua moglie gareggiavano per scegliere il ramo di
pesco più bello da donarle e Sumire la vestiva di scarlatto, come una
camelia vermiglia, dandole un aspetto deliziosamente simile a quello delle sue
bambole.
La sua principessa se ne stava seduta con adorabile compostezza davanti
all’espositore delle
hina ningyo, uno splendido mobile laccato di nero e avvolto in
un lungo drappo di seta rossa che scendeva giù per i suoi sette gradini, e da lì
dirigeva, con le movenze di una piccola padrona di casa, certamente apprese da
sua madre, che l’osservava divertita, la disposizione delle sue bambole e dei
loro accessori.
–
Aspetta Sumire!–
la si poteva udire protestare –
Il kimono della bambola rosa è scomposto! –
e si alzava lei stessa per risistemare i dettagli
che non le andavano a genio con estrema precisione, in una quasi ossessiva cura
per il dettaglio che faceva ridere, orgogliosa, dama Kanoe, e scuotere il capo a
Fuma, che non si capacitava di quanto potessero essere complicate le donne;
finita la disposizione delle bambole e delle loro piccole suppellettili, Setsuka
si dedicava a decorare la composizione con le fronde di pesco che le erano state
donate e i piccoli dolci di riso rosa, bianchi e verdi, preparati appositamente
per l’occasione.
Seishiro, seppur sveglio da un pezzo, rispettava i suoi tempi, ben conscio che
sua figlia non avrebbe tollerato di non essere pronta per il suo arrivo; quando
un servitore veniva a comunicargli che tutto era pronto allora, e solo allora,
prendeva il suo
furoshiki e, colta una fronda di pesco, si recava negli appartamenti
di sua moglie.
Setsuka lo attendeva con aria composta ed orgogliosa, ben conscia della sua
bellezza e del ruolo di primadonna che quel giorno le competeva; mostrava la sua
collezione di bambole al padre mentre veniva servito il tè e Kanoe e Fuma si
univano a loro.
– Sono molto
belle, Setsuka-chan –
commentava Seishiro, mentre sua moglie annotava mentalmente tutti i dettagli
curati da sua figlia, sorridendo ogni anno con maggior compiacimento. Fuma si
annoiava un po’, poiché l’unico elemento interessante di tutta quella giornata
era la presenza di suo padre, che comunque, una volta tanto, era dedicata
esclusivamente a sua sorella; però lo divertiva osservare come, di lì a poco, la
raffinata compostezza di Setsuka si sarebbe incrinata, per tornare al solito
atteggiamento esuberante che sovente sua madre le rimproverava.
Dopo aver osservato le bambole disposte, infatti, Seishiro faceva scivolare il
suo furoshiki, per l’occasione decorato con un ricamo di fiori di pesco, davanti
alla figlia; la bimba svolgeva il pacco e, davanti all’ennesima bambola, fatta
realizzare appositamente per lei con la porcellana più fine e le vesti più
pregiate, invariabilmente gettava le braccia al collo del padre, esultando dalla
gioia.
Dama Kanoe alzava gli occhi al cielo, rimproverandola per la sua eccessiva
confidenza; ma quella damina dai capelli neri le rispondeva a tono, tenendosi
stretta al collo del padre, che se la rideva della scena. La madre sospirava,
sfiorandosi con la punta delle dita la fronte in un teatrale gesto di sconforto,
ricordandole con voce severa che mancavano pochi anni alla sua età adulta e che
doveva imparare a comportarsi in modo più appropriato. Ma figurarsi se
qualcuno le dava ascolto!
Seishiro prendeva i bambini, una in braccio, l’altro per mano, e li portava
con sé nel giardino di primavera per godere della splendida fioritura appena
iniziata.
~ * ~
Ricordava sua figlia giocare con i fiori, muovendosi da una
fronda all’altra in modo tale da somigliare ad una farfalla scarlatta, e gli
rimanevano impressi nella mente e nel cuore i riflessi delle lanterne sui suoi
capelli, simili a quelli della luce sulla lacca lucida di un mobile raffinato.
Padre, padre, facciamo le bambole e le barchette di carta?
Si dedicavano, loro tre da soli, a costruire le bamboline e le loro
imbarcazioni, usando carte colorate, ciascuna diversa per ogni pupattola
costruita da Setsuka.
Bianca per
okasan, nera per
otosan, blu per Fu-chan, rossa per me e viola per Sumire!,
spiegava.
Seishiro preparava sorridendo le barche che avrebbero accompagnato quelle
bambole lontano dalla casa, assieme alla influenze
nefaste; avvolto tutto in un furoshiki, faceva preparare il suo
cavallo e, seguito dalla carrozza di sua moglie e delle sue dame, oltre che da
tutti i membri della residenza, si recava sulle rive del fiume, dove tante luci
segnalavano che altrettante persone si erano dirette lì con lo stesso intento.
Smontava da cavallo e, presi i suoi figli, recuperavano i loro personaggi di
carta: il padre spiegava con cura le barchette e i bambini vi posavano le
bamboline; con attenzione, le imbarcazioni venivano poste sul fiume ed
abbandonate alla sua corrente.
Fuma le rincorreva per un po’, tallonato da un servitore, ridendo, e Setsuka
tentava di imitarlo, anche se impacciata dalle lunghe maniche dell’abito,
trotterellandogli dietro e venendo seminata quasi subito; Seishiro allora la
prendeva in braccio e rimaneva lì, con quella bambolina dall’abito scarlatto che
lo teneva stretto e salutava con una mano le loro bamboline che veleggiavano
sull’acqua scura del fiume.
E si domandava se potesse esistere una dama più bella e più importante.
~ * ~
– Seishiro?
La voce di Subaru lo riscosse dai suoi pensieri; si volse verso di lui, forzando
un sorriso – Cosa
c’è?
Il fratello lo guardò sorridendo –
Allora domani Setsuka-san si sposa.
Seishiro lanciò un’ultima occhiata alle fronde candide dei ciliegi: erano
bianche, quasi iridescenti, illuminate da una splendida luna piena
– Sì…
– rispose
– Domani si sposa...
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Nota: mhmmm, non so se sono riuscita a rendere davvero quel che volevo.
Non vedo Seishiro ossessivamente convinto che i
suoi figli resteranno per sempre bambini, ma... Penso che per qualunque padre
(ovviamente sottintendo "degno di questo nome") il giorno in cui la figlia si
sposa sia drammatico.
Ecco, ho semplicemente voluto rendere questo: una serie di ricordi dedicati al
giorno delle bambine che Seishiro rievoca la sera prima delle nozze di Setsuka -
teniamo conto, soprattutto, che in epoca Heian, una volta che una figlia usciva
di casa, era per sempre, e un padre raramente aveva modo di rivederla- un'ultima
notte per ricordare quando la sua principessa era la "sua" dama e guardava solo
lui come l'essere più straordinario del mondo.