Phantasma ~ Capitolo XVII

(BDT SeishiroXSubaru, prompt 055. Spirito)

La figura scura del monaco si voltò verso di lui in una posa rigida e maestosa che ben conosceva.
Pensavate che lo avessi allontanato per un semplice capriccio? continuò voltando appena il capo ad osservare la posa scomposta in cui giaceva il corpo di Subaru.
Pensavo lo aveste fatto per placare la collera di mia madre e della sua famiglia rispose riacquistando il controllo di sé Non vi siete mai degnato di spiegarvi con me, né tantomeno con Subaru.
L’uomo scosse lentamente il capo
Non mi stupisce questa vostra risposta; quando si trattava di Subaru, perdevate lucidità nel giudizio e raziocinio sin da allora commentò con tono di rimprovero Credevate davvero che mi sarei piegato al capriccio di una donna gelosa, foss’anche mia moglie, nel prendere una decisione del genere?
Seishiro non rispose, ma sostenne il suo sguardo, così profondamente noto da dargli l’impressione che persino le sembianze di Ishimori-san fossero mutate e avessero ceduto il passo a quelle dello spirito che in quel momento albergava in lui.
Un indovino mi predisse questo... continuò suo padre, scuotendo il capo Come un folle, non volli prestargli ascolto, e solo per questo acconsentii a far portare qui tuo fratello. Speravo che la differenza d’età e di educazione avrebbero impedito questa mostruosità, ma, più il tempo passava, più vedevo in voi i segni dell’avverarsi dell’orrore che mi era stato predetto. Fu allora che inviai Subaru a Edo, sperando che questo scongiurasse il rischio che la profezia si avverasse… Ma ho fallito, tutto è stato inutile, poiché non avevo tenuto conto della vostra determinazione si voltò a guardare tristemente Subaru Sarebbe stato persino meglio ucciderlo la prima volta che lo vidi concluse con un sospiro, la voce che si abbassava fino a venire ingoiata dal buio, in un dialogo più a se stesso che al suo interlocutore – Ma era solo un bambino spaventato...
Ucciderlo? chiese Seishiro Ciò che non siete stato capace di compiere in vita, volevate farlo dopo la morte, dunque.
Un volto stanco, addolorato, si levò su di lui
Sarebbe stato meglio di… questo.
Questo? Ciò che finora avete chiamato con i nomi più ripugnanti è quanto di più caro mi sia al mondo.
Più caro?! gridò il monaco – Fin dove si spinge la vostra follia, Seishiro? Vi accorgete di cosa state dicendo? Cara una mostruosità del genere, caro un simile abominio? È vostro fratello! Come può non riempirvi di disgusto l’idea di condividerne il letto!
Perché, per quanto folle può sembrare, è anche una vostra responsabilità! ringhiò Seishiro, con una furia che mai aveva pensato di poter rivolgere a suo padre Se fossimo cresciuti insieme, se avessimo avuto la possibilità di considerarci fratelli e non estranei, mai avrei potuto vedere in lui un amante!
Tacete!
No! gridò il figlio alzandosi in piedi, il petto che si alzava ed abbassava furiosamente per la collera Non c’è stato il tempo di considerarci fratelli, di condividere un legame familiare! Avete trascinato qui un bambino terrorizzato e l’avete lasciato crescere nella convinzione di essere un ospite mal tollerato: se l’aveste trattato come un figlio, se gli aveste insegnato a vedere in me un suo pari e consanguineo, mai sarebbe nato in lui quel sentimento, mai l’avrei guardato come un uomo quando l’ho rivisto adulto, e mai sarebbe accaduto a lui!
Dunque ogni colpa sarebbe in me, Seishiro? chiese con voce greve suo padre Non ve n’è alcuna in voi due, che non avete saputo porre un freno a voi stessi?
Sì che c’è rispose il figlio passando una mano sul viso, muovendo qualche passo verso l’altro uomo e sedendo a poco più di un metro da lui – È in noi la colpa, se così volete chiamarla.
E quali altri modi esistono, Seishiro?
amore, perché di questo si tratta: pur nella gravità della sua colpa, il senso non cambia. È questo che ci uccide e non ci permette di porvi una fine: sarà, è la nostra dannazione… ma è anche la nostra stessa esistenza c’era dolore sul volto del figlio, così pesante che sembrava giungere anche attraverso la fioca luce delle candele quasi consumate Qualunque sia la vostra maledizione, padre, non farà che aggiungersi ad una colpa che già esiste e che sappiamo graverà su di noi per centinaia di incarnazioni. Ma che non può cancellare né l’amore, né la gioia di essere accanto ora, in questa vita che possiamo vedere e toccare. Lo amo adesso, e adesso sono felice: il Cielo terrà conto della mia colpa, ma anche del motivo per cui l’ho commessa.
La posa rigida delle spalle del monaco di fece meno dura, meno eretta, come se una nuova stanchezza la piegasse e costringesse il capo a chinarsi
L’unica benedizione che posso darvi è di avere la forza di sopportare questa pena.
Seishiro sorrise appena, con amarezza
E’ l’unica benedizione che può esistere per noi, padre.
Il volto del monaco si distese in un sorriso non diverso da quello del figlio, le rughe della bocca incurvate dal dolore e dalla pena.
Poi, tutte le candele si spensero.

 

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