The beginning ~ Capitolo II


(BDT SeishiroXSubaru, prompt 035. Sesto senso)

Padre? Padre! chiamò Seishiro, molto poco elegantemente, entrando nell’appartamento del capofamiglia; si trattava dell’ala della casa nella quale gli era sempre stato insegnato di non entrare se non invitato, poiché vi si trovava l’ufficio di Sakurazuka-san, oltre alle sue stanze private.
Suo padre lo aveva portato lì quando aveva dodici anni, il giorno in cui era uscito dalle stanze di sua madre, e gli aveva mostrato quello che, un giorno, sarebbe divenuto suo.
Aveva sempre pensato a quel luogo con soggezione, ma quel giorno vi entrava con una preoccupazione che quasi non riconosceva come sua
Padre!
Uno shoji si aprì bruscamente
Seishiro! Vi sembra il modo?
Dov’è mio fratello?
L’uomo lo guardò come se avesse davanti un pazzo
Entrate… Vi sembra la maniera di rivolgersi a vostro padre? E se avessi avuto ospiti?
Seishiro, di solito così educato, non pensò neppure per un istante di scusarsi. Sedette rigidamente sul cuscino che suo padre gli aveva indicato e attese che anche lui si fosse accomodato per ripetere la sua domanda.
Sakurazuka-san sospirò Ma dove volete che sia! Vi avevo detto che lo avrei fatto spostare in un’altra parte della casa.
Da mia madre?
L’uomo gli rivolse un’occhiata seccata
Perché fate domande di cui conoscete già la risposta? Certo che no. Gli ho affidato la più giovane ed istruita delle dame di vostra madre e l’ho fatto spostare nell’edificio che si trova nel giardino d’inverno.
Perché?
Come sarebbe a dire “perché?”?
Non mi avete detto nulla di questo trasferimento e ancora non ne capisco il motivo; quel bimbo è terrorizzato dagli estranei, aveva appena imparato ad abituarsi a me ed alla mia stanza e l’avete…
Vi avevo già spiegato che non era mia intenzione avallare questo capriccio rispose brusco il padre.
Capriccio? Definite così la salute di vostro figlio?
Sakurazuka-san lo guardò con aria strana Da dove viene tutto questo interesse, Seishiro? Conoscete quel bambino da neppure un mese e mostrate un attaccamento che non avete avuto neppure nei confronti delle sorelle con cui siete cresciuto: non avete battuto ciglio quando hanno abbandonato questa casa, neppure si fosse trattato di estranee; ed ora, invece, fate tutte queste bizze per un bambino di cui, fino a qualche tempo fa, non conoscevate neppure l’esistenza.
Il ragazzo rimase sorpreso davanti a quel discorso: è vero, non si era curato molto di vedere le sue due sorelle lasciare quella casa con gli abiti da sposa, né gli era importato granché di vedere la terza con indosso le vesti da monaca, diretta verso il monastero in cui aveva deciso di spendere la sua vita terrena. Ma non riusciva a considerare strano quell’attaccamento per Subaru-chan: chi non lo avrebbe provato, davanti a quel cucciolo spaventato? Anzi, lo stupiva la freddezza di suo padre nello spostare da un lato all’altro della casa quel bimbo già sufficientemente provato.
Vedete? Ve ne accorgete voi stesso disse l’uomo, aggrottando la fronte: era un piccolo tic che aveva quando si trovava davanti ad una preoccupazione, come quando gli aveva annunciato l’arrivo di Subaru in quella casa.
Cosa vi preoccupa, padre? chiese, sentendosi stranamente ansioso.
Sakurazuka-san lo guardò per un momento, come se riflettesse; poi aprì la bocca ma la richiuse prima ancora di pronunciare una solo parola Nulla, figlio. E ora andate.
Seishiro rimase spiazzato davanti a quel comportamento così inusuale ma, conoscendo suo padre, sapeva che non avrebbe ottenuto nulla insistendo quel giorno.
Si congedò e, meditabondo, si diresse verso il giardino d’inverno. 

~ * ~

Sakurazuka-san sentì lo shoji della sua stanza chiudersi dietro alle spalle del figlio e sospirò.
Stava andando tutto nel modo peggiore: non avrebbe dovuto permettere a Seishiro di portare Subaru nella sua stanza; purtroppo era bloccato a corte, in quei giorni, e non avrebbe certo potuto dire all’Imperatore che doveva lasciarlo per recarsi ad attendere l’arrivo di un figlio, illegittimo tra l’altro. Ma non si era aspettato un’opposizione così ferma da parte di sua moglie, e questo aveva mandato del tutto a monte il suo piano: avrebbe fatto rimanere il bimbo presso di lei finché non fosse stato abbastanza grande da inviarlo a studiare in un monastero, dove, con un po’ di fortuna, avrebbe preso i voti e non avrebbe mai incontrato suo fratello che per brevi istanti.
E invece…
Com’era potuto succedere?
Ricordò la sua giovinezza, quando, quattro anni dopo il matrimonio, sua moglie rimase finalmente incinta.
Di una femmina.
Suo padre l’aveva aspramente rimproverato per questo: era giovane, certo, ma non si poteva affidare la carica di Ministro ad un uomo che non aveva eredi, senza contare che, per una famiglia aristocratica, era indispensabile un figlio maschio che continuasse la stirpe.
Allacciò una relazione con una giovane Dama di corte, ma anche da questa unione nacque una bambina, che fece accogliere da sua moglie nella residenza dei Sakurazuka; malgrado fossero il simbolo di una sconfitta, adorava quelle due bimbe e voleva garantire ad entrambe un futuro luminoso.
Nonostante questo, suo padre non aveva pace: su suo consiglio, si decise finalmente ad interrogare un noto monaco veggente; era costui un vecchissimo studioso dall’immensa saggezza che, fin dalla nascita, non aveva mai visto la luce, poiché i suoi occhi erano ciechi, candidi e vuoti come quelli di una statua.

Aveva viaggiato a lungo, carico di aspettativa, per raggiungere il monte Osore, seguito solo da pochi battistrada; aveva superato le difficoltà del viaggio, la strada impervia che portava al monastero dove l’anziano monaco viveva ormai da decenni e infine, dopo giorni e giorni di viaggio, era riuscito a raggiungerlo.
Ricordava ancora l’aspetto solenne del monastero, l’aria fredda, gonfia d’incenso, delle grandi sale dove i religiosi si riunivano in preghiera ad ogni ora del giorno e della notte; aveva chiesto udienza al veggente e gli avevano spiegato che non abitava con loro nel monastero, ma in una casupola di cascine su un picco poco distante, dove, due volte a settimana, un giovane novizio lo visitava per accertarsi della sua salute.
Aveva pregato e supplicato di poter ottenere udienza e gli era stato detto che l’anziano indovino aveva fatto voto di non abbandonare il suo rifugio, unico luogo nel quale, come aveva confessato al padre superiore, riusciva ad ascoltare la voce degli dei: se desiderava incontrarlo, era costretto a raggiungere il suo eremo.
Ricordava la preoccupazione di una via ancor più ardua di quella percorsa, ma si fece forza: attese che il giovane novizio, a cui quella settimana era affidato il compito di fare visita al monaco veggente, gli portasse la notizia del suo desiderio di incontrarlo e attese ancora tre giorni, in modo che giungesse il momento della seconda visita settimanale, affinché un altro novizio potesse accompagnarlo all’eremo.
Ricordava la sorpresa di vedere un ragazzo non molto più giovane di lui all’epoca, vestito di un saio leggero, camminare con passo tranquillo su per quello stradarello ricavato tra gli sterpi e la vegetazione, mentre lui arrancava per la fatica ed il freddo, sforzandosi di mantenere il suo passo. La strada era spaventosamente ripida e circondata da terribili dirupi, ma si faceva coraggio, stringendo i denti ed asciugandosi il sudore lungo la salita; ed alla fine, tra le frasche ed i cespugli, aveva visto una piccola capannuccia di legno e fango; e lì dentro, placidamente inginocchiato, come un Imperatore su morbidi cuscini di seta, stava un vecchio esile, vestito di un saio cencioso che sembrava esser diventato la sua seconda pelle, con due grandi occhi bianchi, che nella fioca luce sembravano perle.

Chi siete? aveva chiesto Riconosco il passo leggero di uno dei novizi, ma non quello dell’uomo che lo segue ansimando pesantemente.
Si tratta del giovane aristocratico di cui vi ha parlato Imori disse sollecito il novizio.
Oh aveva esclamato il monaco Un giovane signore che si arrampica su questo brullo monte solo per parlare ad un vecchio monaco cieco? Sono onorato.
L’onore è mio, nobile indovino aveva risposto, inchinandosi.
Lasciaci, ragazzo aveva detto il monaco al novizio Questo signore deve dirmi qualcosa di importante.
Erano rimasti soli e lui si era domandato, ascoltando lo stormire del vento tra le fronde, che vita mai fosse quella, buia, nella quale giungevano solo poche volte le voci degli uomini.
Tenete – aveva detto il vecchio, porgendogli il lembo di una lunga fusciacca, incredibilmente pulita; l’aveva afferrata senza capire, osservando che il monaco teneva l’altro lembo in una mano. Poi era rimasto in silenzio, come impegnato ad ascoltare qualcosa Siete infelice… eppure avete due belle bambine.
Trasalì, sorpreso
Il mio problema…

So perché siete qui aveva risposto l’indovino; poi, sospirando pesantemente Ascoltate: potreste essere mio figlio o nipote e come tale vi parlerò; entro la prossima estate avrete ciò che tanto desiderate, e per altre due volte; ma dopo… deglutì Non dovrete mai più, per alcun motivo, amare una donna, o un’orribile sciagura colpirà la vostra famiglia.
Avrò… avrò un figlio maschio? aveva chiesto, ingenuamente felice.
Il monaco aveva sospirato
Sì, l’avrete. Ma ascoltate il mio consiglio: non congiungetevi più ad alcuna donna, dopo che il vostro quinto figlio sarà nato. Ma gli uomini di rado ascoltano gli avvertimenti…
Pazzo e sconsiderato: non aveva capito quanto pesanti fossero quelle parole.
Cosa intendete? Parlatemi, ve ne prego!
Il vecchio aveva lasciato il lembo della fusciacca, stanco
È meglio che non sappiate nulla.
Se rischio di commettere una colpa, desidero sapere quale sia, o come potrò evitarla?
Nulla può essere evitato, di ciò che gli Dei scelgono per noi sospirò il monaco.
Neppure conoscendo ciò che sarà?
Il destino sceglie vie imprevedibili per portare a termine il suo corso.
Ve ne prego!
Un ultimo pesante sospiro aveva segnato la rassegnazione del veggente Gli Dei vi doneranno sei figli: ma il terzo e l’ultimo di essi porteranno una disgrazia sulla vostra casa.
Cosa intendete?
Non credette alle parole del monaco: ogni sua parola si era avverata, ma si ostinava ferocemente a negare che potesse succedere…
No, non era possibile: aveva portato quel bimbo nella sua casa per essere sicuro che nulla di quell’orrenda profezia avesse la possibilità di avverarsi; se si fosse confidato con suo padre, egli gli avrebbe consigliato, probabilmente, di porre fine alla vita del bambino, per salvare anche lui da quel mostruoso destino: ma suo padre era morto da anni e, da quando aveva visto quel bimbo, si era sentito mancare il coraggio di nuocergli in alcun modo.
No, il destino sarebbe cambiato, avrebbe dedicato tutta la sua esistenza a quello scopo, se necessario: ma avrebbe salvato i suoi figli dal destino a cui non aveva potuto impedire di condannarli mettendoli al mondo.

 

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Nota: questa volta ho tentato di mostrare quale fosse il motivo per il quale Sakurazuka padre abbia sempre tentato di tenere il più lontani possibile i suoi figli... Riuscite a capire un po' anche il suo dramma, adesso?