The beginning ~ Capitolo III


(BDT SeishiroXSubaru, prompt 010. Anni)

Seishiro scese dall’engawa e si diresse verso i giardini d’inverno, tristemente spogli in quella stagione. Era decisamente furioso, ma poi si disse che, in fondo, finché il bimbo rimaneva nella residenza, poteva dirsi tranquillo. Tranquillo di cosa?, gli domandò una voce nella sua testa.
Tranquillo di… Beh, che non gli capitasse nulla di male, per esempio.
Raggiunse l’elegante padiglione dove si trovava il suo fratellino e, senza preoccuparsi di farsi annunciare, passò per il
genkan ed entrò nell’edificio; incrociò una giovane dama lungo il corridoio, che arrossì e nascose il viso con l’ampia manica del kimono.
Giovane signore! Cosa…
Mio fratello è qui? chiese Seishiro, guardando accuratamente da un’altra parte per tranquillizzare la donna.
S-sì.
Dove?
Una stanza più avanti, lungo questo corridoio.
Seishiro lasciò in pace la fanciulla tremante e s’incamminò tra le due file di shoji chiusi, dai pannelli candidi e nuovi; provò ad ascoltare se la voce di suo fratello si udiva, ma non c’erano rumori di nessun tipo.
Finché, ad un tratto, non udì la voce di una giovane donna
Signorino, vi prego, smettete di piangere!
Chi è là? chiamò. La voce tacque, ma si udiva il pianto sommesso di un bimbo Sto entrando.
Nella stanza, oltre ad una giovane dama, che si coprì imbarazzata il volto alla sua vista, c’era Subaru.
Subaru-chan chiamò, vedendo quella bambolina in lacrime come la prima volta che l’aveva incontrato; s’inginocchiò davanti a lui, ignorando la fuga precipitosa della fanciulla, e lo prese tra le braccia Che succede?
Il bambino aprì gli occhi, trovandosi di colpo suo fratello lì davanti. Suo fratello che non gli aveva detto che sarebbe stato portato lì.
Tirò su col naso, cercando di ignorarlo.
Sei arrabbiato con me, Subaru-chan? chiese Seishiro, preoccupato da quella strana freddezza.
Il bimbo non rispose niente: come faceva a spiegare che era triste perché non poteva rimanere nella sua stanza? Non aveva il diritto di chiedere nulla, Seishiro era stato già fin troppo gentile con lui; però… però gli sarebbe tanto piaciuto restare ancora un po’ con lui, solo un pochino.
Subaru-chan? il ragazzo gli asciugò le lacrime con la manica del suo kimono Dimmi cosa c’è, o non posso fare niente! il bambino tirò su col naso Sei triste perché nostro padre ti ha portato qui? Subaru annuì, impacciato.
Seishiro lo strinse tra le braccia, sollevandolo come fosse stato un bambolotto; Subaru si accoccolò contro di lui, ricominciando a piangere: era triste però, se suo fratello restava lì, si sentiva meglio
Tu… tu te ne vai? singhiozzò.
Il ragazzo ascoltò sorpreso quale fosse il motivo di tutte quelle lacrime e accarezzò i capelli del bambino
Nostro padre ha deciso di farti abitare qui… Non è bello? È come avere una casetta tutta per te! rispose, conciliante Ed io verrò a trovarti ogni volta che posso e, se avrai bisogno di qualcosa, basterà che tu chieda di farmi chiamare, io arriverò subito.
Promesso? sussurrò Subaru, tirando su col naso.
Promesso rispose Seishiro, baciandogli la fronte Adesso, su, guarda disse, rimettendolo a sedere sui tatami e recuperando la trottola Ora ti insegno come si usa.

~ * ~

Le cose procedettero in questo modo per altri cinque anni: Subaru viveva piuttosto tranquillo nel piccolo edificio nel giardino d’inverno e suo fratello si recava a trovarlo ogni volta che poteva. Sakurazuka-san, senza che il suo primogenito riuscisse a spiegarsene il motivo, osservava con la fronte aggrottata questo rapporto così affettuoso ma teneva per sé le sue cupe riflessioni, anche perché la sua attenzione, all’epoca, era concentrata soprattutto su una conversazione avuta con l’Imperatore.
Il nobile Kigai lo aveva invitato, in un giorno d’inverno carico di neve, ad un’informale cerimonia del tè; mentre l’anziano Maestro del Tè preparava con cura quasi religiosa la bevanda, versando con mano esperta l’acqua bollente sulla finissima polvere verde, odorosa di erba, l’Imperatore aveva mantenuto il consueto silenzio rituale.
Ma, quando le tazze furono riempite ed il Maestro si fu congedato, finalmente il nobile Kigai parlò
Vostro figlio è ormai un uomo, Sakurazuka-san. Si chiama Seishiro, se non ricordo male.
Sì, mio signore- aveva risposto il Ministro della Destra, contenendo l’emozione: non aveva osato cullarsi nell’illusione che quell’invito sarebbe stato un modo per discutere del futuro di suo figlio, ma ora sentiva che la sua speranza non era stata vana Sono onorato che voi lo ricordiate.
Come potrei dimenticarlo? È cresciuto assieme a mio figlio come fossero fratelli.
Le vostre parole sono di troppo onore, mio signore.
Bisogna aver cura dei giovani dal futuro luminoso come Seishiro-kun: è un giovane colto, di splendido aspetto, e ho sentito che molte dame della corte vantano di aver ricevuto le sue attenzioni.
È solo un ragazzo, deve ancora compiere i diciannove anni rispose il padre, come per giustificare l’indole libertina del figlio.
Ma certo! esclamò l’Imperatore È normale che si conceda delle avventure galanti: non è sposato, né fidanzato, e mio figlio, a quanto pare, è suo compagno di scorribande.
I due uomini avevano riso, ripensando probabilmente alla loro giovinezza.
Yuto confida molto in lui continuò l’Imperatore E la sua indole a volte troppo frivola viene ben mitigata da quella seria di Seishiro-kun.
Sakurazuka-san si era inchinato, gonfio di orgoglio e soddisfazione: sapeva perfettamente quali fossero le doti di suo figlio e quale il suo ascendente sul futuro Imperatore, ma udirle dalla bocca del suo signore era una conferma alle sue speranze.
Proprio per questo, sento che sarebbe una scelta oculata renderlo vostro successore, Sakurazuka-san: in questo modo, potrà essere al fianco di mio figlio come fido consigliere e attendo con ansia di vedere i frutti della sua decantata raffinatezza nelle feste di corte.
Mio Signore, le vostre parole sono di tale onore che non riesco a trovarne di adeguate per esprimere la mia felicità.
L’Imperatore annuì, sorridendo
– Quasi diciannove anni, avete detto… disse poi, come se riflettesse Quattro anni in più di mio figlio e tre più della mia bambina.
Sakurazuka-san annuì, incredulo
Ho sentito dire che Dama Kanoe è divenuta una fanciulla di incantevole bellezza: mia moglie, che ha avuto l’onore di incontrarla, mi ha parlato di lei come dell’incarnazione di Kaguya-hime.
Il nobile Kigai rise, orgoglioso
L’ho vista di rado, da quando ha smesso gli abiti da bambina, e da tempo la mia sposa mi ricorda che è il momento, per lei, di lasciare la mia casa lasciò cadere un silenzio significativo Sarei lieto di incontrare vostro figlio a corte: è bene che vi affianchi nel vostro lavoro affinché capisca come muoversi agevolmente, in attesa della sua nomina ufficiale concluse.
L’altro uomo s’inchinò, pronunciando parole di gratitudine, e continuò a provare quella sensazione di incommensurabile beatitudine anche durante la strada verso casa: il figlio che aveva tanto desiderato, sul quale aveva speso tante cure ed attenzioni, si rivelava ora degno del ruolo di Ministro della Destra e, se avesse saputo dimostrare all’Imperatore il suo valore, anche della mano di Dama Kanoe, figlia prediletta del suo signore, di cui si narrava la superba bellezza.
Ardeva dalla felicità e, appena smontato da cavallo, chiese di Seishiro.
È nell’edificio nel giardino d’inverno, mio signore rispose uno dei suoi attendenti.
Sakurazuka-san trattenne un moto di stizza
Ditegli di venire immediatamente nel mio ufficio.
Sì, mio signore. 

~ * ~

Seishiro si presentò poco dopo, con uno sbaffo di inchiostro sul naso ed un sorriso felice Perdonate il ritardo, padre.
L’uomo lo guardò corrucciato
Non avete perso tempo a rendervi presentabile, vedo il figlio si guardò sorpreso le mani Il volto sospirò seccato il padre Non vi siete mai macchiato d’inchiostro quando avete imparato a scrivere e vi sporcate ora?
Il ragazzo si passò due dita sulle guance, accorgendosi con una risatina della macchia
Subaru-chan sta imparando il cinese e…
È il caso, da oggi in poi, che non perdiate più tempo in queste sciocchezze tagliò corto il padre Il nobile Kigai ha grandi progetti per voi: è suo desiderio che voi siate più presente a corte e mi succediate quanto prima come Ministro della Destra.
Seishiro annuì, obbediente, pensando a malincuore al poco tempo che avrebbe avuto, da quel momento in poi, per giocare con Subaru. Era… divertente, non l’avrebbe mai pensato: in quei giorni era venuto presso la piccola dimora nel giardino d’inverno lo stesso monaco che aveva istruito lui, e si era accorto di quanti fossero gli anni di differenza dal suo fratellino nelle rughe che il tempo aveva aggiunto sulla pelle del suo antico maestro.
Ormai Subaru aveva dieci anni ed era tempo, per lui, di apprendere il cinese: era divertente vederlo pasticciare con l’inchiostro ed il sottile pennello sui grandi fogli di carta bianca che Yukiko gli lasciava accanto al piccolo tavolo che usava come studiolo; la mano, abbastanza sciolta nel tracciare i caratteri giapponesi, incespicava sulla pagina non appena tentava di imitare quelli che il maestro gli aveva lasciato da ricopiare, per fare esercizio. Era divertente, e a volte guidava lui la sua mano per mostrargli come andasse tracciato un segno, da quale lato iniziare e in quale modo congiungere ogni singola lineetta alle altre per completare l’ideogramma; il risultato era, come quel giorno, impiastricciarsi entrambi di inchiostro e divertirsi a lasciare ditate sulla carta, come quando si mangiava la marmellata.
Non voleva perdere tutto quello, si disse.
Ma suo padre, incurante dei suoi pensieri, continuava a spiegargli
Credo sia desiderio dell’Imperatore che voi sposiate sua figlia.
Cosa? aveva esclamato, sorpreso.
Il padre lo aveva guardato sorridendo
So che la vita da scapolo è piacevole, Seishiro-san, ma dovete anche pensare di avere ormai quasi diciannove anni e, come Ministro ed erede di questa famiglia, avete il dovere di mettere al mondo un erede. Sarebbe più sensato che passaste il tempo libero giocando con vostro figlio, che con Subaru-kun, non credete?
Seishiro lo guardò, sorpreso
Che male c’è se gioco con Subaru-chan?
Sakurazuka-san sospirò
C’è che, alla vostra età, dovreste pensare ad avere una famiglia vostra, non a perdere tempo facendo le aste con un bambino.
Continuo a non vedere nulla di male, in questo: non sottrae tempo ai miei doveri e non lo farà in futuro; è semplicemente divertente, e Subaru-chan è adorabile.
Il padre lo guardò nervosamente
Potete andare, adesso. È mio desiderio che domani vi trasferiate a corte.
Già da domani? chiese il figlio; avrebbe voluto più tempo per abituarsi ma, soprattutto, parlare al fratellino di questo cambiamento; Subaru si era fatto più tranquillo, con il passare degli anni, e si poteva dire che ora non temesse più gli estranei, sebbene la vita ritirata che conduceva avesse fatto in modo di mantenere la sua indole timida e docile.
Perché aspettare? incalzò il padre Dovreste essere felice della possibilità che vi si prospetta!
Lo sono, padre rispose, non senza sincerità: sapeva di essere più che degno di prendere il posto del padre come Ministro e sapeva di avere già una considerevole fama a corte, che avrebbe solo dovuto consolidare per rendersi definitivamente degno di tutto, anche di sposare la figlia dell’Imperatore. Ma Subaru-chan…, sussurrava una vocina nella sua testa.
Beh, cosa significava? Si sarebbe trasferito a corte, ma questo non avrebbe cambiato nulla: avrebbero trascorso meno tempo insieme, ma si sarebbero scritti e gl’impegni li avrebbero tenuti impegnati; Subaru-chan era entusiasta all’idea degli studi che il maestro gli aveva accennato, e questo lo avrebbe reso meno malinconico.
Potete andare, dunque.
Sì, padre. 

~ * ~

Subaru era impegnato in una lotta titanica con i suoi esercizi: era assolutamente determinato a finirli prima che Seishiro tornasse dal colloquio con il padre, in modo da mostrargli i suoi progressi e non solo i pasticci.
Aveva quasi finito, pensò sorridendo. Studiare gli piaceva, anche se il cinese era difficile e Yukiko-san non poteva aiutarlo; il maestro era severo, ma sorrideva in modo gentile quando lui svolgeva bene un esercizio o ripeteva a dovere una lezione, e questo lo faceva sentire felice e, per la prima volta, soddisfatto di sé. E poi, finalmente, avrebbe potuto leggere i libri che piacevano a suo fratello, le sue poesie… in un certo senso, avrebbe finalmente potuto entrare un po’ nel suo mondo. Seishiro era bello, elegante, conosceva tante cose e, nonostante questo, gli piaceva giocare e perdere del tempo con lui: gli raccontava le favole e traduceva per lui quelle scritte in cinese, gli leggeva quel che preferiva e non si faceva problemi a giocare con lui, come fosse un bambino.
Yukiko-san! chiamò Mi potresti portare altri dolci del pulcino, per favore?
A lui non piacevano molto, perché si attaccavano ai denti, ma a suo fratello sì (era golosissimo di dolci, anche se non si sarebbe mai detto), e per questo chiedeva sempre a Yukiko di non farli mancare mai.
Sì, signorino rispose la giovane dama, andando a prenderne altri. Era felice di accondiscendere a qualunque richiesta del suo padroncino: era un bambino così solo, ma anche così educato e delicato, come fosse stato istruito per essere figlio di un Imperatore, e non un figlio che avrebbe trascorso tutta la sua vita nell’ombra. Lei era stata scelta tra tante dame per la sua predilezione per i bambini e la conoscenza perfetta dell’etichetta: era figlia di una famiglia decaduta e la sua sorte sarebbe stata triste ed incerta se Sakurazuka-san non avesse scelto di salvarla in memoria dell’antica amicizia con suo padre; l’aveva portata nella sua residenza e affidata a sua moglie come dama, e poi le aveva chiesto di occuparsi del signorino Subaru e di educarlo, poiché il bimbo non poteva vivere negli appartamenti delle donne. L’unico elemento di disturbo, per lei, erano le continue visite del giovane signore, che la imbarazzavano alla follia, nonostante avesse la delicatezza di annunciarsi sempre prima, dandole il tempo di ritirarsi dietro un paravento o uno shoji; però Subaru-san era sempre così felice di vedere suo fratello, che non poteva non essere lieta di vederli giocare insieme.
Canticchiando una filastrocca, tornò verso la stanza di soggiorno del suo padroncino, reggendo un vassoio con i biscotti del pulcino, altri ripieni di akizuki e una teiera fumante.
Sto entrando, signorino annunciò.
Lasciate pure il vassoio lì, Yukiko-san rispose la voce di Seishiro.
La fanciulla posò il suo carico e si spostò in un’altra stanza, felice che il giovane signore avesse sempre l’accortezza di annunciarsi.
Seishiro attese che i passi nel corridoio si allontanassero e poi andò a recuperare il vassoio, posandolo poi davanti al fratello, sorridendogli conciliante.
Allora… non tornerai più a casa? chiese Subaru, a voce bassa.
Ma no! si affrettò a rassicurarlo il ragazzo Semplicemente, sarò più tempo fuori di casa e non potrò venire spesso a trovarti; però potremo scriverci tutte le volte che vogliamo e vederci ogni volta che tornerò qui.
Il bambino annuì docilmente.
Non essere triste, Subaru-chan! esclamò, accarezzandogli una guancia Non ti sto mica abbandonando; e poi, mentre sarò via, tu avrai le tue lezioni, imparerai tante di quelle cose che non sentirai affatto la mia mancanza.
Il bimbo scosse vigorosamente il capo, strappando una risata al ragazzo; a dispetto di tutte quelle rassicurazioni, era sicuro che suo fratello si sarebbe presto dimenticato di lui: la corte era piena di cose così meravigliose, e di dame e signori belli, eleganti e colti, che avrebbero assorbito la sua attenzione.
Sospirò.
Se solo non ci fosse tanta differenza d’età, se solo fossi una persona più interessante, pensava, Seishiro non mi dimenticherebbe presto e penserebbe a me…
Ma non aveva il coraggio di dirlo, perciò rimase in silenzio ad osservare suo fratello ridere e scherzare, porgendogli gentilmente il cestino dei biscotti e ripetendogli che sarebbe andato tutto bene.

 

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