The beginning ~ Capitolo V


(BDT Seishiro/Subaru, prompt 025. Estranei)

 

Le lettere non si diradarono col tempo, non quanto Sakurazuka-san avrebbe voluto: malgrado i mesi passassero e non giungesse alcuna risposta da nessuna delle due parti, i suoi figli continuavano ostinatamente ad inviarsi delle missive, tutte regolarmente distrutte.
L’iniziale senso di disgusto si stava via via mutando in una sorda irritazione: perché erano così dannatamente tenaci, si chiedeva; come se quella domanda senza risposta non lo importunasse a sufficienza, ecco che si poneva un problema ben più grande: Seishiro era sul punto di ottenere la sua nomina a Ministro della Destra e l’Imperatore gli aveva confidato che era sua intenzione annunciare la sua intenzione di concedergli in sposa sua figlia Kanoe durante quella cerimonia.
Al di là della profezia (alla quale si sforzava di non pensare, in un certo senso incredulo che una cosa del genere potesse davvero capitare), era una questione di primaria importanza che Seishiro non vedesse Subaru e non scoprisse che le sue lettere erano finite ad alimentare il fuoco: se avesse deciso di fare un’alzata di testa proprio in un momento così delicato per il suo futuro (e Sakurazuka-san sapeva perfettamente che il suo primogenito era capace di fare qualsiasi cosa, quando si vedeva raggirare a quel modo), avrebbe potuto persino decidere di rifiutare la carica ed il matrimonio.
No, bisognava trovare un modo, si disse.
Incredibilmente (ed in modo assolutamente non volontario), fu Subaru a venirgli in aiuto.
Non aveva mai goduto di ottima salute, ma in quel periodo, complice la scarsa quantità di cibo che ingeriva (Yukiko gli aveva accennato che il suo padroncino si era fatto taciturno e malinconico ben più del solito, arrivando persino a trascurare lo studio), decise che la cosa migliore, per Seishiro come per lui, era quella di inviarlo da qualche parte per curarsi.
Chi avesse conosciuto questi suoi pensieri, avrebbe potuto facilmente pensare che detestasse quel ragazzino dagli occhi verdi, ma solo lui sapeva che, per assurdo che fosse, anche quel tenerlo fermamente lontano dal fratello era un modo per dimostrare a Subaru il suo affetto, per impedirgli di distruggere se stesso nell’eventualità che quella ripugnante profezia si avverasse. Avrebbe sofferto, d’accordo, ma… ma sarebbe stato salvo. E, anche se probabilmente i suoi figli l’avrebbero odiato, lui avrebbe avuto la certezza di aver compiuto tutto il possibile per salvarli dal destino al quale li aveva sottoposti mettendoli al mondo. 

~ * ~

Subaru-san?
Il ragazzino si alzò a fatica dal futon, volgendo gli occhi arrossati verso l’uomo
Oh… perdonatemi esclamò, tentando di mettersi a sedere ed assumendo un aspetto meno trasandato.
Sakurazuka-san sorrise gentilmente e gli fece cenno di rimanere sdraiato
Come vi sentite, oggi?
Yukiko-san dice che la febbre è passata rispose. Aveva il volto stanco, emaciato, e il colore della pelle era leggermente spettrale; l’uomo provò una stretta al cuore.
– Ho parlato con uno dei medici e mi ha consigliato di allontanarvi da qui per un po', per cambiare aria; magari potreste recarvi a Beppu: la famiglia di mia moglie possiede una deliziosa residenza da quelle parti, e potreste riposare tranquillamente e ristabilirvi.
Subaru, per un istante, si dibatté tra la gratitudine ed il panico: erano anni (sette, per l’esattezza) che non lasciava quella casa, e il mondo esterno gli era sempre parso un ricordo lontano e abbastanza spaventoso. Inoltre… nutriva sempre la speranza che Seishiro tornasse, prima o poi: erano trascorsi quasi tre anni pieni dalla sua partenza per la corte, e si poteva dire che non avesse sue notizie dal giorno in cui, prima di trasferirsi, era venuto a trovarlo; evitò accuratamente di ripensare alle promesse di scrivergli, e si disse che, forse, se suo fratello fosse rincasato, avrebbe potuto incontrarlo… Non era la prima volta che si ammalava e questa volta non era stata peggiore delle precedenti, quindi non temeva altro che perdere l’occasione per rivedere Seishiro.
Allo stesso tempo, però, non si faceva illusioni: non sarebbe mai riuscito a dire di no a Sakurazuka-san.
Strano che non pensasse mai a lui come a suo padre, nonostante fosse stata praticamente la prima cosa che gli avesse detto il giorno del loro primo incontro.
Cosa ne pensate, Subaru-kun? chiese l’uomo, gentilmente. Accetta, figlio mio, accetta. Per te e per tuo fratello.
Come desiderate.
Gli rivolse un sorriso affettuoso: povero ragazzino, pensò; aveva solo dodici anni e lui non poteva fare altro che sacrificarlo sempre alle sue decisioni.
Bene, allora: farò preparare tutto per il viaggio, voi pensate solo a riposarvi. Il vostro insegnante mi ha detto che ultimamente il vostro rendimento è stato un po’ scarno sorrise indulgente allo sguardo imbarazzato del figlio Oh, non fatevene un cruccio: capita a tutti i ragazzi della vostra età, anzi, voi siete stato fin troppo diligente. Vi piace lo studio?
Subaru arrossì un poco a quella domanda
Sì… molto.
Era la cosa più rassicurante della sua vita: poteva rimanere buono buono nelle sue stanze, con un libro tra le mani, ed lasciare che il mondo, con tutte le sue vicende e le sue passioni, entrasse tra quelle mura, senza spostarsi di un millimetro, senza far altro che leggere incantato quali orrori e meraviglie avevano vissuto o inventato gli autori di quei libri.
Era un posticino tranquillo, in penombra, perfettamente adatto a lui.
E poteva illudersi, quando rimaneva immerso nella lettura, che il tempo passasse più in fretta e che… che Seishiro tornasse.
Prendetevi un periodo di riposto anche dallo studio, ora disse il padre Chiederò al maestro di rifornirvi di libri interessanti con cui divagarvi durante il soggiorno a Beppu.
Vi ringrazio rispose, sinceramente grato E… la voce gli morì in gola per la paura di ciò che le sue parole avrebbero provocato.
Ditemi, Subaru-kun.
Mio… Seishiro-san sta… sta bene?
La postura del padre s’irrigidì appena, ma cercò di non mostrarlo
Sì, sta bene. È molto impegnato a corte, ma vi saluta e si augura che vi rimettiate presto.
Mi saluta, pensò Subaru, arrossendo di gioia; anche se non gli scriveva, suo fratello si ricordava comunque di lui G-grazie sussurrò.
Sakurazuka-san osservò spaventato quella reazione Riposate, ora disse, congedandosi.
Forse era solo una sua impressione, si disse, mentre camminava verso i suoi appartamenti: quando un uomo ha un segreto, qualsiasi accenno, anche il più innocente, a ciò che nasconde con tanta cura gli fa temere che il mondo conosca tutto.

Sperò davvero che la sua fosse solo un’impressione… Ma il destino di Subaru, comunque, doveva essere preparato: non uno simile a quello di Seishiro, poiché gli Dei gli avevano riservato una sorte più umile ed oscura; ma se amava tanto lo studio, poteva pensare ad un modo per garantirgli di continuare su quella strada.
Ci avrebbe pensato, si disse. 

~ * ~

Seishiro tornò a casa due giorni dopo che Subaru e Yukiko erano partiti per Beppu.
Il padre attendeva con ansia quel momento, non sapendo esattamente cosa aspettarsi; quando gli fu detto che, appena smontato da cavallo, suo figlio si era diretto verso il suo ufficio, tirò un sospiro di sollievo, che subito si spense quando, finiti i convenevoli e giunto il momento di congedarsi, il figlio chiese notizie del fratello.

Subaru-kun è a Beppu, in questo momento.
Beppu?
Sì, i medici hanno consigliato di fargli trascorrere un periodo…
È malato?
L’aveva chiesto con troppa foga, pensò il padre: troppa, per un ragazzino che non vedeva più da quasi tre anni, di cui non aveva avuto che notizie sommarie, che non aveva mai risposto alle sue lettere.
Sapete che la sua salute non è mai stata ottima tagliò corto Ma non temete: si ristabilirà.
Quando tornerà? chiese, con un’espressione felice, da bambino a cui è stato promesso un dono molto a lungo desiderato.
Non sta a me dirlo rispose il padre, sempre più seccamente Dovreste occuparvi delle vostre nozze, piuttosto.
Seishiro fece un gesto vago con la mano, come a significare che c’era tempo per quello.
Seishiro!- esclamò Sakurazuka-san Volete capire la fortuna che vi è stata concessa? Sposare la figlia dell’Imperatore, una dama di somma bellezza! Dovreste esultare al pensiero di contrarre un matrimonio così vantaggioso sotto ogni punto di vista, ed invece vi comportate in questa maniera! poi, accortosi di aver calcato troppo la mano, si rasserenò So che non siete più un bambino, figlio mio, ma proprio per questo dovete rendervi conto delle vostre attuali responsabilità.
Desidero solo godere di un briciolo di libertà rispose Seishiro, piccato.
Cosa desiderate, di preciso?
Vorrei fare un breve viaggio, dopo tanti impegni provò Potrei recarmi anch’io a Beppu per…
C’è tempo! esclamò di nuovo il padre, accorgendosi che se non smetteva di rispondere a quel modo a suo figlio c’era il rischio che quello sciagurato scappasse di notte per fare il suo comodo. Sospirò e riprese con gentilezza Siete ancora un ragazzo, figlio mio, perciò non capite; il sogno più grande della mia vita era vedervi come siete ora: un giovane bello, forte, stimato da tutta la corte e con un futuro radioso davanti a sé. Concedete a questo povero vecchio di vedervi sposato con una cerimonia degna della nostra casata e della figlia di un Imperatore, datemi un nipote e non vi chiederò più altro.
Seishiro non represse una smorfia
Non chiedete certo poco.
Chiedo solo ciò che ogni padre desidera per un figlio disse, conciliante.
Il ragazzo rimase per un istante soprappensiero.
C’era tempo per rivedere Subaru, anche se gli si spezzava il cuore quando contava i mesi trascorsi senza alcuna notizia se non quelle del padre; ma sì, si disse, avrebbe concluso questa faccenda del matrimonio e poi sarebbe stato in pace, libero di fare ciò che desiderava.
Come volete, padre. 

~ * ~

Subaru raggiunse Beppu ridotto più o meno come un cencio, prostrato dal viaggio scomodo su quelle strade dissestate; venne accolto gentilmente nella piccola residenza e dormì quasi tre giorni di fila, con Usagi-chan stretto contro il collo.
Yukiko vegliò affettuosamente su di lui e fu lieta di vederlo riposare tranquillo dopo un periodo di sonno sempre agitato; erano stati alloggiati in un piccolo gruppo di stanze che davano su un grazioso laghetto pieno di carpe; il lato opposto della casa, invece, si affacciava sul mare, ma bastava affacciarsi all’esterno in qualunque luogo della residenza per sentire l’odore del mare.
Subaru avrebbe voluto recarsi subito a vederlo, incuriosito da quell’immensa distesa di acqua che non aveva mai visto prima, ma Yukiko pretese che si rimettesse in forze, prima; gli occorsero quasi due settimane, trascorse tra shoji che gli davano l’impressione di stare sott’acqua, tanto splendidi e realistici erano i dipinti di alghe, pesci e creature, fantastiche e non, che percorrevano le pareti. Li osservava incantato e curioso, disabituato a simili decorazioni, e si consolava del dover rimanere in casa, felicemente immerso nella lettura degli splendidi libri che gli erano stati donati dal padre: favole, cronache di viaggi, storie di personaggi eroici… Leggeva tranquillo per ore, incurante del tempo che passava, e felice di vedere come il cinese gli diveniva sempre più familiare.
L’unica nota spinosa, dolente, era il pensiero di suo fratello e, proprio per questo, si sforzava di non soffermarcisi mai, troppo timoroso di non veder rispondere di nuovo alle sue lettere, troppo terrorizzato al pensiero che… che Seishiro, la persona che più di ogni altra aveva avuto cura di lui, l’avesse dimenticato.
Spesso si fermava a guardare l’inchiostro e la carta e si sentiva fremere dal desiderio di scrivergli, di chiedere il perché del suo silenzio, ma… Temeva di attendere di nuovo, invano, per giorni e giorni, una risposta che quasi sicuramente non sarebbe arrivata.
E allora tornava ai suoi libri, ai suoi studi, arrivando a temere il giorno in cui si sarebbe trovato davanti suo fratello, domandandosi come e se l’avrebbe guardato, se lo avrebbe riconosciuto come il bimbo per cui aveva avuto sempre tanta cura.
Se. 

~ * ~

Seishiro era trascinato da un intreccio così fitto di feste, impegni, doveri sociali ed amministrativi che, dopo quasi anni di silenzio, anche se a malincuore, si stupiva poco di non ricevere risposte alle sue lettere.
Gli sembrava strano, in effetti, ma aveva l’impressione di non aver mai tempo di indagare in merito: come se non bastasse, suo padre si limitava a dargli sommarie notizie su suo fratello, sufficienti a fargli sapere che stava bene ma non altro, poiché gli veniva ricordato, con tono di rimprovero, di avere degl’impegni, e a lui non sembrava particolarmente decoroso lagnarsi perché non riceveva risposta da un bimbo di quasi tredici anni.
Si riprometteva di partire appena possibile per Beppu, a costo di chiedere licenza all’Imperatore in persona, e di raggiungere Subaru, ma… Rimaneva un senso di amarezza che, in un certo senso, andava a costituire l’ostacolo più difficile da superare: non era solo per le lettere, ma per… per il tempo, forse. Suo fratello era sempre stato timido, impacciato, ma sorrideva in modo adorabile quando veniva coccolato o vezzeggiato: ecco, erano passati tre anni dall’ultima volta che gli aveva parlato, che gli aveva sfiorato il viso con una carezza, e tutto ciò che un tempo era stato quotidiano e familiare si era perduto, dandogli un fastidioso senso di estraneità.
Se solo avesse potuto incontrarlo, probabilmente si sarebbe risolto tutto in un sorriso ed anche quella fastidiosa sensazione si sarebbe dissolta.
Se. 

~ * ~

Passò un mese, ne passarono due: Subaru era di nuovo in perfetta salute, capace di intraprendere il viaggio per la Capitale.
Stava tornando, e avrebbe rivisto suo fratello, e… tutta quell’angoscia, sarebbe sparita, sarebbe tornato tutto a posto, i dubbi e le incertezze se ne sarebbero andati via.
Stava tornando a casa, da Seishiro, e non gli era mai sembrato di poter essere così felice.
Quasi non si accorse dei disagi del viaggio, della scomodità, della durata, e finalmente, dopo quasi tre mesi, rivide le ampie strade fiancheggiate dai salici maestosi che segnalavano l’entrata nella Capitale, in quel mondo brulicante di vita, mercati e voci, che gli erano parse un ricordo così lontano da essere irreale, durante la sua lunga degenza nell’isolata Beppu.
L’ampio arco che segnava l’entrata della residenza dei Sakurazuka gli risultò piacevolmente rassicurante e gli parve di non aver mai capito di aver provato attaccamento nei confronti di quel luogo.
Lui e Yukiko vennero accompagnati al piccolo edificio nel giardino d’inverno e, dopo una buona notte di sonno, la mattina dopo, la fanciulla gli annunciò la visita di suo padre.
Che qualcosa non andasse gli era stato chiaro da subito, dal momento in cui Sakurazuka-san aveva varcato la soglia del suo appartamento con Imawa-san. Non era la prima volta che incontrava quel monaco, poiché ricordava di averlo visto più volte aggirarsi con suo padre per la residenza. I due uomini si accomodarono cerimoniosamente davanti a lui, e Subaru ebbe la netta e terribile sensazione di essere in trappola, come la prima volta che aveva incontrato suo padre, nella stanza da letto di Seishiro.
Bentornato, Subaru-kun lo salutò sorridendo suo padre. S’inchinò educatamente a lui e all’ospite, sentendo un’ansia che pensava di non conoscere più Questo è Imawa-san, padre superiore di un grande monastero presso la città di Edo il ragazzo si inchinò di nuovo, sentendo le mani su cui si poggiava tremare come quando aveva la febbre.
Il monaco sorrise conciliante
Mi è stato più volte parlato della vostra passione per gli studi e della vostra notevole intelligenza, Subaru-san; poiché uno dei miei confratelli ha avuto il piacere e l’onore si essere stato vostro tutore, e mi ha molto decantato le vostre capacità, ho pensato che sarebbe un grande privilegio potervi ospitare presso il nostro monastero.
Subaru guardò il padre in cerca di un punto fermo al caos vorticoso che si dibatteva in quel momento nella sua testa, sperando di aver frainteso, di non dover essere strappato da quel luogo che non amava particolarmente, ma nel quale era riuscito a scavarsi una piccola nicchia tranquilla. Quel luogo in cui c’era anche Seishiro.
Sakurazuka-san sorrise, cercando di rassicurare il figlio spaventato
Non pensate che sarebbe una sistemazione gradevole, Subaru-san? Potrete dedicarvi ai vostri studi senza timore d’essere interrotto e approfondirli sotto la cura di maestri e uomini sapienti come Imawa-san.
Il ragazzo lo guardò sbiancando, intontito come dopo un colpo, quando si avverte solo lo stordimento del momento e si sa che il dolore acuto giungerà più tardi; sentì gli angoli degli occhi pizzicare per il desiderio di piangere, ma si fece forza, ancora troppo scosso persino per le lacrime.

Non è giusto, pensò, non è giusto: voglio rivedere Seishiro, voglio capire il perché del suo silenzio in questi tre anni!
Non siete d’accordo, Subaru-san? chiese Imawa-san perfettamente consapevole dello sconvolgimento che il ragazzo stava provando.
A Subaru venne quasi da ridere: Non siete d’accordo? Era come domandare ad un pesce sul tavolo del cuoco se non era d’accordo a venire cucinato! Quel breve guizzo di feroce ironia gli permise di rispondere Come desiderate senza che la sua voce tremasse.
Il padre gli sorrise con gratitudine, conscio del sacrificio che gli stava chiedendo e che mai avrebbe potuto spiegare a suo figlio il perché di quel nuovo allontanamento; tese il braccio per accarezzargli il viso Siete un giovane di grande intelligenza, Subaru-kun disse, una nota di colpa nella voce Sono orgoglioso di voi.
Certo, si disse Subaru quando i due uomini furono usciti, è la stessa intelligenza del coniglio in trappola che accetta docilmente di essere sbranato dalla volpe.
Avrebbe voluto ridere, ma dalla gola non uscì alcun suono. 

~ * ~

E così era partito, sconvolto dalle ansie e dalla paura nei confronti del futuro; non aveva visto suo fratello, e questo lo feriva più di tutto.
L’aveva perso, si disse, aveva perduto l’occasione di poter rivedere l’unica persona che avesse mai avuto davvero cura di lui: aveva tentato fino all’ultimo di vederlo, ma Yukiko (che si era recata di persona nella residenza principale a cercare il giovane signore) aveva confermato che era a corte, dove si stavano ultimando i preparativi per le sue nozze con Dama Kanoe, la splendida figlia dell’Imperatore.
Povera Yukiko! Aveva pianto come una bambina, nel lasciare il signorino: Sakurazuka-san le aveva offerto di recarsi a corte, dove avrebbe potuto entrare nel cerchio delle Dame, ma lei si era rifiutata: figlia di una casata ridotta in miseria, sapeva che l’avrebbero attesa innumerevoli umiliazioni, tra quelle donne eleganti e aggiornate su ogni più piccola novità della moda. E poi, il pensiero del suo signorino, di cui si era occupata come di un fratello minore, portato in un monastero, costretto ad abbandonare i lussi che gli sarebbero spettati di diritto per una decisione che non riusciva a comprendere, era troppo doloroso.
Scelse la via del monastero anche lei e promise al suo giovane padrone che l’avrebbe sempre ricordato nelle sue preghiere e che quei sacrifici gli avrebbero guadagnato la protezione degli dei.
Subaru non aveva pianto, ma consolato affettuosamente la ragazza, tentando fino all’ultimo di convincerla a non compiere un passo così arduo; le aveva voluto bene e trascorrere le ultime ore in quella casa stretto in quell’abbraccio affettuoso gli rendeva un po’ delle coccole che non aveva mai ottenuto da sua madre.
Alla fine era partito, poco dopo il sorgere del sole, nascondendo Usagi-chan nelle pieghe del kimono, tenendolo stretto contro il petto come faceva da bimbo nelle notti piene di tuoni.
Si voltò, fino a quando non uscì dal suo campo visivo, verso la residenza dei Sakurazuka, sperando di poter vedere Seishiro.
Ma non accadde. 

~ * ~

Sakurazuka-san aveva assistito a quella struggente partenza, odiandosi per il dolore che stava dando a quel bambino ma consapevole che era l’unico modo per salvarlo dall’orrida profezia che pendeva su di lui come una sentenza di morte.
Sospirò al pensiero di ciò che Seishiro avrebbe fatto, una volta scoperto che il fratellino di cui aveva tanto atteso il ritorno era di nuovo partito, e stavolta per sempre; avrebbe sopportato anche quello, si disse, tutto pur di non permettere che accadesse quell’abominio che gli era stato predetto.
Tutto. 

~ * ~

Seishiro tornò una settimana più tardi quando, con una cerimonia il cui fasto avrebbe fatto invidia alle nozze di un Imperatore, aveva condotto Dama Kanoe con sé: tutti gl’invitati e le dame che le sarebbero state assegnate rimasero incantate dalla maestà e dalla sensualità del suo incedere, affatto timida come ci si sarebbe aspettato da una giovane sposa; il suo novello consorte sorrideva, orgoglioso di aver ottenuto, allo stesso tempo, una donna tanto splendida ed un posto nella famiglia imperiale. Eppure, un angolino del suo cuore gioiva al pensiero che il tempo delle sue lunghe assenze da casa era finito ed ora avrebbe potuto rivedere Subaru-chan: chissà che faccia avrebbe fatto, quando avesse saputo che era sposato!
La casa rimase in festa per tutto il giorno e tutta la notte, lasciando i giovani sposi in solitudine nella loro stanza mentre gl’invitati celebravano, con danze, canti e rituali, la loro unione.
Fu solo dopo un paio di giorni che Seishiro poté recarsi presso il piccolo edificio nel giardino d’inverno e, con sua grande sorpresa, lo trovò vuoto.
Padre? chiamò, dirigendosi verso l’appartamento nel quale Sakurazuka-san si era ritirato, lasciando al figlio l’appartamento principale, quello che dava sul giardino di primavera Padre!
Santo Cielo, Seishiro! sbottò l’uomo, spalancando lo shoji della sua stanza Quando imparerete? Vi sembra il modo di entrare nelle stanze di vostro padre? Ormai siete…
Dov’è mio fratello?
Gli sembrava di rivedere la stessa scena di qualche anno prima, notò con preoccupazione Sakurazuka-san, e, per la prima volta dalla partenza di Subaru, seppe di aver fatto la cosa giusta.
Entrate.
Il figlio obbedì ed il padre ne rimirò per un istante la figura alta ed orgogliosa che prendeva rigidamente posto su un cuscino; si sedette di fronte a lui, chiedendo ad un servitore di portare del tè.
Seishiro attese con evidente impazienza che suo padre parlasse, ma l’uomo temporeggiava, decidendosi ad aprir bocca solo quando il domestico fu uscito, lasciando le tazze davanti a loro.
Dunque? chiese, ignorando il tè.
Vostro fratello è partito per Edo rispose il padre, sorseggiando lentamente la bevanda.
È straordinario commentò il figlio Non solo il suo tempismo, ma il fatto che la salute di Subaru-chan sia migliorata al punto da consentirgli di viaggiare così spesso.
Sakurazuka-san ignorò quel palese sarcasmo Subaru-kun non è più un bambino.
Probabilmente non ne sono cosciente perché non lo vedo da tre anni.
Volete imputarmene la responsabilità? chiese il padre, velatamente in ansia.
Seishiro si morse un labbro, piccato
A cosa di deve la sua partenza, stavolta? È di nuovo malato?
No, gode di buona salute rispose l’uomo, fissandolo dritto negli occhi Ha semplicemente scelto di prendere i voti.
Al figlio parve, di colpo, di aver udito pronunciare quelle parole in una lingua sconosciuta
Come? chiese, quasi senza fiato.
Desidera proseguire gli studi ed approfondirli spiegò Per questo l’ho inviato a Edo, affinché possa divenire un monaco.
Ma è solo un bambino! esclamò Seishiro, sconvolto Non può prendere i voti! Perché non gli avete semplicemente affidato un maestro migliore?
Non è più un bambino, Seishiro-san - ripeté Sakurazuka-san - Ha ormai tredici anni ed era tempo di pensare al suo futuro. Cosa pensate di saperne, voi aggiunse, ben sapendo che le sue parole avrebbero crudelmente colpito nel segno Che non lo vedete da anni? Credetemi, ho fatto solo quanto era più salutare per vostro fratello.
Seishiro non riuscì a rispondere: era vero, in fondo, non vedeva né sentiva Subaru da tre anni, e quel periodo così breve era più che sufficiente a rendere un bimbo un giovane uomo; si chiese se il cucciolo simile ad un gattino di cui si era preso cura sin dal primo giorno, quando lo aveva raccolto da sotto l’engawa, esistesse ancora o fosse solo un lontano ricordo che, ora, non viveva più nei gesti dell’adolescente che suo fratello era diventato, una persona che gli era sconosciuta.
Sentì che il tempo era andato troppo avanti e lui era rimasto indietro, come se fosse stato sbalzato da cavallo, e Subaru-chan, senza che se ne fosse reso conto, era diventato… un estraneo.
Avete capito, Seishiro-san? chiese suo padre, ridestandolo dai suoi pensieri.
– Sì... padre.

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