The beginning ~ Capitolo IX


(BDT Seishiro/Subaru, prompt 071. Rotto)

 

Si staccarono, allontanando le labbra solo di pochi centimetri, il polso di Subaru ancora stretto nella mano di Seishiro: riaprirono gli occhi e sembrarono riconoscersi l’un l’altro di colpo, e la consapevolezza di quanto era appena successo crollò loro addosso. Nel ripensarci, negli anni successivi, Seishiro avrebbe ricordato solo il verde degli occhi di suo fratello incrinarsi, come vetro, ed andare in pezzi, così come l’atmosfera sognante di pochi istanti prima.
Subaru ripartì il giorno dopo, senza rivolgergli la parola e rifiutando qualsiasi suo tentativo di parlare, di spiegare che no, non riusciva davvero a sentirsi in colpa per quel che era successo, perché no, loro due non erano fratelli da anni, e in un certo senso non lo erano mai stati; erano stati costretti ad essere due estranei sempre, per tutta la loro vita, ed era assurdo che dovessero sentire il peso di un legame inesistente proprio in quel momento, quando tutto sembrava essere accaduto in modo assurdamente naturale.
E non seppe mai che il ragazzo si era rifiutato di ascoltare quelle parole, perché erano le stesse, identiche, che tormentavano la sua mente. 

~*~

Si separarono per la seconda volta, dunque.
Seishiro litigò furiosamente con suo padre per quelle lettere mai ricevute e suo padre, nel vedere quella furia negli occhi del figlio, comprese come tutto quel che l’aveva spinto fino a quel momento era stato vano: non era riuscito a cambiare il destino, anzi, ogni suo tentativo non aveva fatto altro che spingere inesorabilmente gli accadimenti verso la conclusione che gli aveva predetto l’indovino anni prima.
Tutte le sofferenze che aveva inflitto a sé e a Subaru in tutti quegli anni erano state inutili, perse nel folle progetto di un vecchio pazzo; sentì le forze mancargli di colpo, tanto da impietosire persino suo figlio.
Era finita, per sé e per loro: andò indietro con la mente, cercando il momento in cui le cose erano iniziate, ma gli parve tutto così orrendamente inutile e vuoto che non riuscì a ritrovare il bandolo della matassa.
Seishiro, invece, aveva un’immagine più che nitida di dove tutto avesse avuto inizio.
Solo che, in quell’immagine notturna, soffusa di candidi ciliegi in fiore, Subaru non era suo fratello.

 

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E così, dopo mesi di agonia e sofferenza, questa benedettissima fanfic vede la parola fine.
Sono rimasta incagliata a metà dell'ottavo capitolo per mesi, mi era quasi venuta la nausea per questo accidenti di universo alternativo, non sapevo dove farli andare e perché; poi, un pomeriggio, ho riaperto per caso il file e ho iniziato a scrivere, e... E, ovviamente, mi sono incagliata sull'ultimo capitolo! XD
Dopo una lotta di una settimana (che mi ha costretta a posticipare questo aggiornamento ad oggi, invece che a sabato scorso), con l'aiuto di quelle sante martiri di Chu, Haruka e Juu, alla fine l'ho sfangata.
La cosa più gloriosa di questa postfazione è che l'ho scritta con il peluche infilato nella sua borsa da passeggio agganciata alla spalla (tipo port-enfant), perché stanno spuntando i denti alla signorina e quindi morde tutto quello che trova, specialmente i pantaloni del mio pigiama; praticamente trova pace solo se la tengo lì dentro e in spalla. Dannata.
A parte questo delizioso spaccato di vita vissuta XD
Scrivere The beginning mi è piaciuto. Tanto. Avevano ragione tutte nel dirmi che, nella prima stesura, avevo combinato un disastro, perché quella versione era lunga sei pagine, mentre questa, in cui mi sento di aver detto davvero tutto quel che dovevo, ne conta quaranta precise precise: c'era troppo da dire, ma non l'avevo fatto, e ora finalmente ho un prequel degno di questo nome per questa saga.
E poi mi è proprio piaciuto: mi mancava, dai tempi di Phantasma e della Favola della buonanotte, scrivere qualcosa di lungo su Seishiro e Subaru in questa veste, mi mancava mettermi ad esplorare un mondo (cosa che in una normale oneshot non mi è possibile), mi mancava di dare le motivazioni delle azioni di un uomo, Sakurazuka padre, che mi ispira una grandissima pena.
Insomma, sono stata felice mentre scrivevo e credo si senta.

E, per finire, i ringraziamenti di rito: a chi ha avuto cura di betarmi e ha sopportato le mie continue lagnanze, a chi mi ha seguita ed aspettata per mesi.
E all'Ispy, sempre sia lodata, che a volte fa il suo dovere e ripaga tutte le volte che mi ha mollata in mezzo ad una strada