
BDT Seishiro/Subaru, 081. Come?
La cena era finita, e Fuma si era costretto a vuotare ogni
singolo piatto che gli era stato posto davanti per fare onore alla zia: non era
una gran cuoca come Saya, ma ogni pietanza era stata inserita nel menu solo per
lui, scegliendo tra le sue preferite, e quindi non aveva la minima intenzione di
deluderla.
La sua testa, però, era altrove. C’era soprattutto un dubbio che
lo tormentava: se anche Seishiro era morto, perché Subaru era ancora lì?
Non avrebbero dovuto ricongiungersi e basta?
– Fuma?
– Che c’è? – chiese ridestandosi.
– Vediamo un film?
Sollevò un sopracciglio – Ho paura di chiederti cosa vuoi vedere,
guarda.
– Eddai! – esclamò Kamui, mostrandogli tutto festante un dvd –
Non ti va di rivederlo? Come quando eravamo bambini!
– Oddio – gemette Fuma – Non ti domandi perché lo guardavamo a
quell’età?!
L’espressione lacrimosa del suo amico scivolò dietro la copertina
del dvd, lasciando solo due occhioni viola lucidi a sbucare da sopra quella
minuscola barriera: in questo modo, Casper guardò Fuma e Fuma guardò Casper.
– Che palle…
~*~
Kamui sprofondò felice sul divano, acciuffando un cuscino.
– Adesso: non è che, solo perché è l’unico film di fantasmi che
non ti fa paura, dobbiamo vedere sempre e solo ‘sto coso, eh! – brontolò Fuma.
– Oh, piantala, è sempre piaciuto anche a te!
– Sì, gli zii di Casper, il resto era uno strazio! Soprattutto tu
che frignavi ad ogni inquadratura…
– Taci! – tagliò corto Kamui, lanciandogli il cuscino sul viso.
E così ebbe inizio il film.
Fuma si estraniò da lì nel giro di un paio di minuti: pensò ai
tornei di kendo, alle prossime interrogazioni, alla pancia strapiena per
l’ottima cena… E poi, nonostante si fosse imposto di non farlo per non guastarsi
la serata, tornò a meditare su quanto gli era stato detto da zia Tohru.
Seishiro era morto suicida, quindi: beh, non era molto, ma questo
lo aveva rivalutato di parecchio ai suoi occhi; voleva dire che il sentimento di
Subaru non era stato buttato in un secchio, ma non migliorava comunque la
situazione, e soprattutto non chiariva un dubbio: perché quei due non si erano
ritrovati, una volta morto Sakurazuka? La zia aveva parlato di quella diceria,
che anche il suo spirito vagasse senza pace, ma perché?
Ma soprattutto:
come fare in modo
che Subaru potesse liberarsi dal suo limbo?
Un singhiozzo di Kamui gli ricordò che erano in una delle sue
scene predilette, ovvero quando il fantasma ricorda di non essersene andato,
dopo la morte, per far compagnia a suo padre; già, la famosa faccenda delle
“questioni in sospeso”… Gli venne un dubbio, che lo fece di nuovo sprofondare
nelle sue assurde riflessioni: come si fa a risolvere le questioni in sospeso di
un fantasma vero, nel mondo reale?
~*~
D’accordo, c’erano i medium, si disse il giorno dopo, recandosi a
mensa, ma lui non ne conosceva e sapeva che costavano un sacco di soldi; non
aveva nessuna intenzione di giocare a
Gost Busters, e
quindi era costretto a trovare un’altra soluzione.
Tentò di analizzare la situazione, mentre apriva il suo bento:
Subaru era rimasto nella serra perché lì era morto, era come se, non essere
riuscito ad uscirvi quel giorno l’avesse imprigionato lì; Seishiro si era
suicidato e, a quanto aveva detto la zia, non riusciva ad entrare nella serra,
per un motivo analogo, probabilmente.
Quindi? Come si risolvevano queste cose nei film, di solito?
– Fuma? – la voce di Kamui lo interruppe dalle sue riflessioni.
– Cosa?
– È passata anche da voi la circolare per la prossima settimana?
– Quale?
– Ci sarà una cerimonia per ringraziare i finanziatori della
scuola, gli dedicheranno una mega composizione floreale, a quanto dicevano
quelli del club di
ikebana – rispose Kamui, piluccando il suo bento.
– E che c’entriamo, noi?
– Te l’ho detto, la faranno le ultime due ore di scuola, quindi
potremo uscire prima!
– Dove vuoi andare a parare, Kamui?
Il ragazzo lo guardò con occhi supplici – Il giorno dopo ho il
test di matematica, mi dai ripetizioni?
Fuma voleva piangere: il suo amico era negato per la matematica,
ma negato oltre ogni umana ragionevolezza; avrebbe potuto anche fargli ingoiare
le pagine del libro, una per una, ma non gli sarebbe rimasta in mente neanche
una virgola. Un pomeriggio di ripetizioni con lui significava una prova
titanica, per la sua pazienza, che si sarebbe immancabilmente conclusa con un
mal di testa per lui ed un nulla di fatto per Kamui.
Shiro, però, lo guardava con le orecchie basse, tipo cagnolino
nella vetrina di un negozio di animali, e a lui faceva sempre orrendamente
tenerezza, in quei momenti… O un sentimento analogo, su cui non voleva
interrogarsi.
– E sia… Ma se prendi un altro voto schifoso, non ci perdo più
del tempo dietro a te!
~*~
La settimana passò e giunse il benedetto giorno della cerimonia.
Fuma e Kamui indossarono le divise più nuove, con i bottoni e le
scarpe lucidate a puntino, e si diressero a scuola, il primo pregustando due ore
in meno di lezione, il secondo con il naso affondato nel libro di matematica.
– Non ce la farò mai, non ce la farò mai – gemeva ad ogni
incrocio, quando era costretto a staccarsi dal manuale.
Monou evitò di rincarare la dose facendogli presente di aumentare
le ore di studio, poiché sapeva che per il suo amico il problema era ad un passo
dallo sfacelo – Beh, il tuo professore potrebbe avere un mezzo infarto e non
venire… – suggerì.
– E se mi metto a studiare durante la cerimonia?
– Penso che nessuno ti salverebbe dall’esecuzione capitale…
Arrivarono a scuola e Fuma seguì le lezioni dormendo per metà,
viste le raccomandazioni che ogni professore volle fare alla classe in merito
all’atteggiamento da tenere durante la cerimonia; quando il fatidico momento
giunse, vennero messi in fila come tanti soldati e raggiunsero l’auditorium,
addobbato a festa, il palco decorato da composizioni floreali che il club di
ikebana aveva impegnato una settimana a preparare.
Fuma si aspettava la solita sfilata di vegliardi, che avrebbero
inneggiato al senso del dovere degli studenti come ai futuri pilastri della
società e altre seccature del genere per tutto il tempo, e rimase molto stupito
nel veder comparire, insieme a due uomini piuttosto anziani, anche una signora
della stessa età di sua madre; pur avendo lasciato la giovinezza dietro di sé da
diversi anni, aveva lunghi capelli, elegantemente raccolti sulla nuca, folti e
neri, e il kimono fasciava delle forme esili, quasi da ragazza, o forse era
l’aspetto minuto della donna a dare questa impressione. Aveva un grande fascino,
un modo raffinato di muoversi ed una voce delicata; non sorrideva mai, però,
come se trovarsi in quel luogo la immalinconisse. Fu quando sentì il suo
cognome, Sakurazuka, che un campanello trillò nella mente di Fuma.
Setsuka Sakurazuka… dove aveva già letto quel nome? Gli venne per
un istante la sudarella, mentre sondava disperatamente i suoi ricordi, finché
non ricordò la scheda, trovata sul sito della scuola, in cui aveva letto per la
prima volta il nome di Seishiro.
Quella donna era sua sorella, allora.
Ogni ospite fece un piccolo discorso, ricordando i tempi in cui
era stato uno studente, come il bagaglio di nozioni ed esperienze collezionato
lì lo avesse accompagnato nel corso della sua vita, e così via; Setsuka prese la
parola con aria impacciata, ricordando come aveva avuto modo di conoscere il suo
attuale marito in quell’istituto, come fosse stata felice di vedere i suoi figli
con indosso la stessa divisa che lei stessa aveva vestito, e così via.
Si interruppe, poi, come se avesse finito, ma riprese la parola,
sussurrando – Anche mio fratello amava questo istituto – la voce era sicura,
come se sapesse cosa poteva costarle quel discorso, ma fosse ben determinata a
proseguire – So che sarebbe stato felice di rimanervi come un normale studente,
ma… la vita non glielo ha concesso.
Fuma non applaudì, tanto era rimasto sorpreso da quelle parole.
Doveva parlare con quella donna.
Se c’era una persona, una sola sulla faccia della terra capace di
aiutarlo, quella era Setsuka Sakurazuka.
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