
BDT Seishiro/Subaru, 079. Quando?
Fuma si presentò davanti al cancello di casa Shiro, ancora stranito per com’erano andate le cose il giorno prima; aveva riaccompagnato Setsuka-san alla macchina, ma poi lei aveva iniziato a parlare, a chiedergli di lui ed erano passate le ore. E comunque, non avrebbe avuto la faccia di presentarsi a casa di Kamui.
Non ce l’aveva neanche adesso, a dire la verità, ma si sentiva orrendamente in colpa, perciò stringeva forte la scatola di cioccolatini, il sacchetto di biscotti a forma di animaletto e il pupazzo di Casper, costatigli tutta la paghetta del mese.
Zia Tohru l’aveva fatto entrare sorridendo, minimizzando il nervosismo del figlio, rintanato nella sua stanza, anzi, promettendogli man forte, se ne avesse avuto bisogno; Fuma salì nella stanza di Kamui e bussò. Gli rispose un ringhio, e alzò gli occhi al cielo: se l’umore era quello, e il suo amico non sapeva neanche che c’era lui, dietro a quella porta, la situazione era seria.
Fece per aprire e poi, vergognandosi come un cane, fece quel che sua madre aveva sempre fatto con lui, quando voleva chiedergli scusa di qualcosa: afferrò il pupazzo di Casper e, socchiusa la porta, lo fece sbucare dallo spiraglio.
– Nasconderti dietro un pupazzo non ti salverà, stronzo – rispose la soave voce di Kamui.
– Speravo apprezzassi almeno l’umiliazione a cui mi sto sottoponendo! – commentò Fuma disperato, senza osare aprire la porta – Ho cioccolato e biscotti!
– Rimani uno stronzo!
– Sì, ma uno stronzo con del cibo buono – tentò ancora, sul punto di scoppiare a ridere – Dai Kamui, perdono!
– Entra, va’… Ma solo perché sono una persona molto magnanima!
Messo piede in quell’antro disordinato che era la stanza di Shiro, Fuma notò subito due occhi gonfi, a mo’ di ciliegia, sul viso del suo amico; e sorrise – To’, con questa ti sentirai meglio – disse, porgendogli i cioccolatini.
Kamui aprì la scatola e ne mise in bocca uno – Che pezzente che sei, hai preso la marca più economica!
– Senti, fatti tuoi, i soldi sono partiti per colpa di questo cavolo di pupazzo! – rise Fuma, gettandogli il fantasma di peluche addosso – E poi – concluse, arraffando un cioccolatino – Dovevo chiederti scusa, mica farti una proposta di matrimonio!
Kamui mugugnò qualcosa, con la bocca piena di cioccolato, e finse di ignorarlo, stringendosi addosso il pupazzo.
Monou gli scompigliò i capelli, sedendosi sul letto.
Meno male che far passare il malumore a Kamui era facile come con un bambino!
~*~
Setsuka-san chiamò due giorni dopo, mentre lui stava studiando.
Riconobbe subito la sua voce e fu preso dall’ansia – Buonasera.
– Spero di non disturbare, Fuma-kun.
– No, assolutamente – rispose – Ha parlato con…
– Sì, ho contattato un medium e gli ho spiegato la situazione – rispose lei – Ma parlarne per telefono mi sembra…
– Ha ragione – confermò lui, anche se stava fremendo di curiosità.
– Se non è troppo disturbo, potremmo vederci tra un’ora in un locale vicino all’istituto.
Fuma gettò un’occhiata ai suoi libri – A tra poco, allora – rispose.
Per una volta, poteva pure copiarli i compiti, oh.
Arrivò al bar nel giro di mezz’ora: si trattava di un locale che le ragazze della sua classe adoravano, con tavolinetti in ferro e sedie foderate di raso bianco, tende dai colori vivaci ed un vasto assortimento di torte e di tè; con sua sorpresa, Setsuka era già al tavolo, e scorreva un menu. Quel giorno vestiva all’occidentale, con un abito color crema che ne sottolineava la figura esile, i capelli raccolti, fissati da un fermaglio rosso.
Fuma entrò e si avvicinò al tavolo, sedendosi impacciato – Mi scusi per il ritardo, Setsuka-san.
– Sono io ad essere in anticipo – rispose lei, posando il menu e sorridendo. Aveva un trucco leggero e profumava di cipria – Spero di non aver disturbato, con questo appuntamento così improvviso.
– Non si preoccupi – disse il ragazzo – Non pensavo conoscesse questo posto.
– Potrò anche sembrarti una vegliarda – rise lei – Ma devi sapere che questo locale venne aperto mentre io ero ancora a scuola.
– Davvero?
Setsuka roteò gli occhi – Non si fa quell’espressione davanti ad una signora, Fuma-kun, mi fai sentire orribilmente vecchia.
– Non intendevo offenderla! – si scusò lui, sorridendo.
Lei prese il menu – Mio fratello adorava questo posto.
– Ci veniva spesso?
– Sì, io, lui e Subaru. E Seishiro era terribile, lo faceva ingozzare come un tacchino!
Fuma scoppiò a ridere, pensando a quanto, in quella donna, il rimorso e l’affetto fossero forti, se ne parlava ancora così, come se non tutto fosse immerso in un eterno presente; ordinarono torte e le bevande e, quando il cameriere posò tutto davanti a loro, Setsuka si decise a parlare – Ho contattato un medium, come ti dicevo, e gli ho spiegato la situazione – disse, mescolando lentamente il suo tè – Mi ha detto che, in questo caso, è probabile che la soluzione migliore sia seppellirli insieme.
– Cioè? – chiese il ragazzo, sorpreso.
– Cioè spostarli nella stessa tomba; e, conoscendo Seishiro, meglio non in quella della mia famiglia…
– Ma come si fa a… cioè – chiese ancora Fuma.
– Ho fatto delle ricerche e pare solo la madre di Subaru-kun sia ancora viva – spiegò lei – Si è trasferita nel suo paese natale e vorrei provare a contattarla per chiederle di… far ospitare le ceneri di mio fratello nella tomba di suo figlio.
– Capisco…
– Sento che andrà tutto bene – rispose lei, sorridendo – Penso che questa sia la soluzione migliore.
– Se ne occuperà lei?
– Certo – disse Setsuka. Fuma notò che, finalmente, sembrava avere uno sguardo sereno.
~*~
La telefonata arrivò una settimana dopo: a quanto sembrava, le ricerche della madre di Subaru si erano protratte più a lungo del previsto; si diedero nuovamente appuntamento nel locale vicino l’istituto e Fuma vi giunse leggermente ansioso. Lei era seduta allo stesso tavolo, stavolta con un abito rosa antico, con tanto di cappello decorato con fiori di camelia.
Sembrava radiosa, più ragazza che donna – Benvenuto, Fuma-kun.
Il ragazzo si sedette – Spero abbia buone notizie, Setsuka-san.
– Oh, certo – rispose lei, porgendogli il menu – Ci è voluto parecchio, per trovare Sumeragi-san; sono passati molti anni, è una donna che ha sofferto tanto, e ho dovuto andare ad incontrarla di persona.
– Cosa dice?
– Non voleva parlare di quella storia, è normale – rispose lei, versando lo zucchero nel suo tè – Ma ho insistito talmente tanto che ha accettato, credo pur di liberarsi di me.
– Ho la vaga impressione che lei sia una persona spaventosamente determinata – rise lui.
– Non abbastanza, Fuma-kun – rispose lei, adombrandosi, e lui, per un attimo, credette di capire cosa intendeva – Ma stavolta ci sono riuscita. La prossima settimana andrò a prendere Seishiro e poi…
– Capisco.
– Vorrei che venissi anche tu al funerale, Fuma-kun.
– Io? – chiese lui, sorpreso.
– Sarà una cosa riservata, soltanto noi.
Fuma esitò un istante – Quando sarà?
– Il ventidue novembre – rispose lei, sorridendo – Il giorno del compleanno di mio fratello; penso non ci sia regalo migliore, per lui, di uscire dalla tomba di famiglia e ritrovare Subaru.
– Penso anch’io – rispose Fuma. Dovevano esser stati terribilmente affiatati, quei due, e se li immaginò ragazzi, a quel tavolo, a ridere e scherzare, mentre Subaru arrossiva imbarazzato; capiva quella determinazione, adesso, più che mai – Sono sicuro che ne sarà felice.
~*~
– Subaru-kun?
Il ragazzo si voltò, posando gli ultimi utensili – Cosa, Seishiro-san?
– Primo: piantala con quel “-san”, sa orrendamente di vecchio! Secondo: devi conoscere mia sorella.
– Prego?
– Ma sì, Setsuka-chan: ti garantisco che è un tesoro – lo prese affettuosamente tra le braccia – Ed è l’unica che fa il tifo per noi.
Subaru tentò di ribellarsi, imbarazzato, ma non ci fu verso: Seishiro lo trascinò con sé fuori dalla serra, dove li aspetta una deliziosa ragazza delle medie; assomigliava molto a Seishiro, ma a differenza sua era piccola, dalle forme minute, simile ad una bambolina di porcellana. I lunghi capelli neri, sciolti sulle spalle, ondeggiavano al vento, trattenuti appena da un fermaglio rosso – Piacere di conoscerti, Subaru-kun.
– P-piacere – aveva risposto, inchinandosi.
Seishiro aveva sorriso beato e, con lui da un lato e sua sorella dall’altro, si era avviato verso l’uscita – Devo portarvi ad una pasticceria nuova.
– Quella che hanno aperto la scorsa settimana, niisan?
– Ovvio, non ho ancora avuto modo di provarla.
– Ti ho battuto sul tempo, allora – aveva riso lei, con un trillo da canarino – Torte deliziose, ma poca varietà di tè.
– Sei tu che sei abituata a bere cose assurde, Setsuka-chan – aveva risposto lui – Io mi accontento di un po’ di Earl Grey.
Subaru ascoltava impacciato, domandandosi che problemi fossero: lui beveva di tutto, soprattutto le marche scontate del supermercato!
Il locale odorava ancora un po’ di vernice, i tavolini erano nuovi e la fodera delle sedie aveva un candore delizioso, sotto le lunghe tovaglie bianche, bordate di rosso; rimasero seduti ad un tavolo per tutto il resto del pomeriggio, con Seishiro che non faceva che ordinare torte e Setsuka che rideva dell’imbarazzo di Subaru, che arrossiva sempre più.
– Ti garantisco che sono più che pieno, Seishi…
– Non hai ancora provato quella alle ciliegie! – esclamava lui, costernato – È una delle mie preferite!
– Niisan, lo stai ingozzando, lascialo in pace – rideva lei, divertita.
Di lì a poco arrivò un altro vassoio di torte, per la soddisfazione di Seishiro e la disperazione di Subaru. Alla fine, lo rimandarono indietro vuoto, e nessuno cenò, quella sera; ma, nonostante tutto, tornarono più di una volta, anche un giorno sì ed uno no. Seishiro si era ripromesso di tornare lì per provare le loro tanto decantate torte di San Valentino, giurando che ne avrebbero finita una da soli, che Subaru lo volesse o no.
Quando febbraio arrivò, però, era ormai da giorni che Setsuka costringeva l’autista a fare giri spaventosamente lunghi per tornare a casa, in modo da non passare più davanti al locale.
~*~
Fuma aveva atteso quel giorno con ansia, come fosse quello del suo compleanno.
Dopo le lezioni, saltò l’appuntamento con il club di kendo, ma non avrebbe potuto importargliene di meno; anche perché quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe messo piede nella serra.
Entrò e si mosse attorno al tavolo centrale, in cerca del solito punto: nel giro di un istante, si ritrovò nel limbo nero che ben conosceva.
Strano, ma quel giorno non gli sembrava più così tetro.
– Bentornato, Fuma-kun – disse Subaru, sorridendo educato – È da un po’ che non ti vedo… Tutto bene?
– Assolutamente sì – sorrise il ragazzo – E poi, questa è l’ultima volta che vengo qui.
Il sorriso del fantasma si spense – Oh… beh, è normale – si inchinò profondamente – Ti ringrazio per tutto il tempo che mi hai dedicato finora, Fuma-kun; è stato davvero importante, per me.
– Nono, non hai capito – rise Fuma – Non verrò più perché tu non ci sarai più.
– Io? – chiese Subaru, sorpreso.
Monou sorrise e, per un istante, gli venne quasi voglia di abbracciarlo – Sii felice, Subaru. È stato bello, conoscerti.
~*~
Setsuka-san, quel giorno, vestiva di bianco.
Fuma l’aveva osservata durante tutto il viaggio, mentre lei teneva stretta al petto l’urna con le ceneri di Seishiro; arrivarono al cimitero di Tokyo mentre la luce iniziava a scemare, ed era ormai tramonto inoltrato, quando trovarono la tomba di Subaru. Il tizio del cimitero aveva già aperto il sepolcro ed aspettava solo loro; mentre guardava le mani esili di Setsuka deporre la cenere di Seishiro nell’urna di pietra, tremando un po’ per il freddo, e forse non solo per quello, pensò, per la prima volta, che Subaru gli sarebbe mancato, che non avrebbe più visto quegli inchini educati, quei modi gentili, sentito quella voce bassa; ma non avrebbe visto neppure più quegli occhi tristi, e questo gli tolse un peso dal cuore.
– Credo tu mi debba qualche spiegazione – disse Kamui, guardandolo di sottecchi, ancora incredulo di esser stato spinto su una limousine e trascinato in un cimitero senza che gli fosse stato fornito uno straccio di spiegazione.
Fuma gli passò un braccio sulle spalle e lo tirò contro di sé, sorridendo – Sarà fatto.
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