
BDT Seishiro/Subaru, 033. Troppo, 034. Troppo poco
* Troppo poco
È così…
stupido.
E lo è perché, fondamentalmente, tu non hai mai capito niente.
Oh, già la vedo la tua espressione sorpresa, con quella lieve traccia di
irritazione che solo un occhio esperto come il mio potrebbe scorgere, ma la
questione non cambia, Seishiro-san: tu, di me, non hai mai capito nulla.
Sei stato convinto, fino all’ultimo, che mi bastasse sapere di essere tuo, che
mi fosse sufficiente quel niente che mi concedevi per vivere: spargevi ogni
tanto una goccia d’acqua sul terreno riarso e credevi che la pianta sarebbe
sopravvissuta.
È stato questo a mandare definitivamente in frantumi il mio cuore, Seishiro-san:
perché hai pensato che quel “ti amo”, per me, sarebbe stato il punto di arrivo.
Stupido.
Stupido arrogante.
Quel “ti amo”, per me, era il punto di
inizio,
non di arrivo.
A te bastava… bastava questo.
Ma a me… Volevo altro, Seishiro-san: non mi bastava
sapere
di essere tuo.
Volevo
esserlo.
Sapere come accarezzassero le tue mani, come baciassero le tue labbra, come
fosse svegliarmi al mattino accanto a te, come fosse rientrare la sera in una
casa dove c’eri tu ad aspettarmi. L’amore… Sei sempre stato un così geniale
attore che, per qualche istante, avrei potuto illudermi che lo provassi davvero:
le tue braccia mi sarebbero forse sembrate meno dolci, ma ugualmente calde,
ugualmente tue.
È così folle… Ti ho conosciuto per tanti di quegli anni che mi sembra assurdo
aver scoperto come potesse essere abbracciarti lì, sul Rainbow Bridge.
Avrei voluto essere tuo davvero, anche solo una volta, una sola unica volta…
Quello sarebbe stato il punto di arrivo della mia vita.
Ma ormai mi rimane solo una fitta di dolore sordo nel petto a ricordarmi che è
troppo tardi per tutto, anche per vivere.
~ * ~
* Troppo
È così…
sciocco.
E lo è perché,
fondamentalmente, tu non hai mai capito niente.
Oh, già la vedo la tua
espressione sorpresa, quell’unico, splendido, occhio verde che si allarga, la
pupilla che si dilata e quelle schegge di smeraldo che si scuriscono.
Che fastidio odioso quell’occhio
sinistro bianco, lucido, asimmetrico sul tuo viso, così…
estraneo. Non
mio, come invece è ogni altra parte di te. È una macchia,
lo sgradevole
promemoria del tocco di un altro uomo, un marchio non mio, un dolore che non ho
posseduto, del sangue che non mi ha bagnato.
Fastidio.
Un’irritazione sorda e
bruciante che non mi ha dato pace e che tu, convinto di aver semplicemente
espiato una colpa nei miei confronti, non hai capito.
Quanto
non hai compreso, Subaru-kun: non hai capito la profonda implicazione dei miei
marchi, delle ferite che ti infliggevo, persino del fatto che amassi pronunciare
il tuo nome.
Per tutta la vita ho portato
addosso la vera maledizione dei Sakurazukamori, la solitudine: ero l’unico vivo
in un mondo di inutili ombre sciocche, con le quali non potevo né volevo avere
legami diversi dalla caccia; poi, un giorno, tra quelle larve anonime, sono
comparsi i tuoi occhi: verdi, lucidi, così puri da sembrare di vetro sottile. Ho
provato a distruggerti, ma ho scoperto qualcosa che non avrei mai immaginato,
che ha fermato la mia mano ad un passo dal tuo cuore: che eri mio. Anche se non
mi fossi preso la tua vita, saresti appartenuto a me lo stesso, proprio per
colpa di quel cuore così diverso dal mio.
Sciocco, Subaru-kun: pensavi
che non mi fossi accorto dei tuoi sentimenti e, invece, non hai capito che usavo
il tuo amore come una catena per tenerti a me, per rafforzare il mio possesso,
per essere sicuro che, anche senza esserti accanto, questo ti avrebbe fatto
restare completamente e indissolubilmente
mio. E non hai neppure compreso
quanto questo valesse per me, quanto fosse importante, in un mondo di ombre,
avere qualcosa di mio che mi facesse sentire parte di quell’umanità che osservo
da una vita.
Il mondo eri tu, perché
riuscivo a vedere e percepire solo te.
Non hai capito neppure la mia
morte, perché avessi deciso di usare l’incantesimo che Hokuto aveva lanciato per
proteggerti per togliermi la vita: se avessi ucciso te saresti stato mio
definitivamente, ma avrei perso ogni interesse per il mondo.
Ma così… così ti sei preso la
mia vita, hai ricevuto il dono più alto che l’Assassino potesse concedere: se
stesso.
Lasciandomi uccidere ho
aggiunto l’ultimo marchio su di te, una piccola scheggia che non si potrà
togliere, un dolore che ti ricorderà di me per sempre, che ti renderà mio per
sempre.
E che morire tra le tue
braccia sia stato il punto di arrivo della mia esistenza… questo non occorre che
tu lo sappia.
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Note: riflessione post X 16, sorretta dall'insana illusione che le fatidiche ultime parole di Seishiro siano state "ti amo" (cosa che sono quasi certa non sia avvenuta =__=). Si ringraziano le ragazze del Sakura no mori per la discussione e le idee da cui tutto è nato!
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