
Daisuki, 01 (32). She vowed always to watch after him
L’esile figura della donna scivolò nel massiccio portone scuro, piombando in una piacevole luminosità soffusa; guardò quel luogo in cui non metteva piede da un po’ con occhi stanchi, appesantiti da una spossatezza che poco aveva di fisico, sentendosi rinfrancata dalla frescura di quelle mura massicce e dal silenzio accogliente. Si mosse tra le lunghe panche di legno consunto, tra i piccoli supporti di legno sui quali erano posate alcune candele accese ed altre consumate e spente, superò un piccolo altare, posto sotto un grande dipinto, e infine trovò il suo angolo preferito. Odorava di rose ed incenso, e lei inspirò con sollievo quel profumo sempre uguale, alzando poi lo sguardo verso di Lei; era un’alta statua bianca, ammantata di una grazia dolcissima, e il solo vederla sembrò calmare il suo cuore in tumulto. Scivolò in ginocchio, giungendo le mani e chinando il capo, mentre i morbidi riccioli scarlatti le scivolavano sulle guance.
Ave Maria
Perdonami
sussurrò. Sentiva quel peso greve nel petto farsi solido come il marmo su cui posava le ginocchia e strinse di più le dita intrecciate tra loro.
Non so che ho fatto
Ma
tu lo sai.
Non c’era nulla di male nei suoi gesti, nelle
sue parole, eppure sentiva un feroce senso di colpa gravare su di lei, come
quando, da bambina, sua madre la picchiava per quel potere che lei stessa non
capiva e non aveva scelto di possedere. Ricordava solo quei piccoli fuochi,
simili a lucciole, che tremolavano attorno a lei e scaturivano dalle sue mani
senza bisogno di un fiammifero – Guarda, Paul,
guarda che bello! –
esclamava rivolta al suo orsetto, che la fissava con i suoi occhietti di
plastica nera su cui riverberava la luce di quelle piccole falene di fuoco
– Lo faremo vedere anche alla
mamma, piacerà anche a lei!
La mamma era sempre triste, pensava, sempre
arrabbiata, e di sicuro era colpa della vita che facevano: si spostavano sempre
da un luogo all’altro, non avevano tanti soldi e nemmeno un papà che stesse con
loro; però, pensava la piccola Karen, quando la mamma avesse visto quelle
fiammelle così carine avrebbe sorriso, sarebbero piaciute anche a lei.
Il massiccio portone della chiesa si spalancò
ed apparve una giovane donna dai lunghi capelli scarlatti, che ricadevano in
tanti riccioli, come quelli della bambina – Mamma, guarda!
– esclamò la bimba,
orgogliosa e felice.
Ave Maria
Questa terra
È
una terra straniera.
Sua madre odiava quel potere: diceva che veniva
dal demonio e che sua figlia era una creatura diabolica, ma la Karen allora
bambina non capiva cosa ci fosse di cattivo in quel gioco; e poi, a Paul
piaceva…
La mamma era sempre triste e arrabbiata per
questo, capì, e lei promise che non l’avrebbe mai più fatto; non era per la
paura delle percosse che la riempivano di lividi… Era perché, dopo, la mamma
piangeva sempre. E lei non voleva far piangere la mamma.
Eppure, nonostante quella rinuncia, le cose non
erano cambiate: ogni tanto delle strane persone si recavano a parlare con sua
madre e lei, piangendo, ammassava le loro poche cose in alcuni fagotti e la
portava via. Aveva girato così tanto, negli anni trascorsi con sua madre, da non
sapere neppure lei dove fosse nata: “Karen” era un nome strano, che poteva
appartenere a tante lingue diverse, perciò neppure quello poteva esserle d’aiuto
per capire; la mamma piangeva spesso per colpa di quella vita randagia, tanto da
toglierle ogni coraggio di fare domande su di sé, sul suo papà, su quello strano
potere che non usava più.
Lei stessa, si disse la giovane donna
inginocchiata, quasi non ricordava attraverso quali viaggi fosse arrivata in
Giappone.
Sola.
Perché, dopo aver perduto la mamma, non era più
riuscita a legarsi davvero a nessuno.
Ave Maria
Io
sono sola
Era una persona gentile, sempre pronta a
sorridere a tutti, ma nessuno si avvicinava davvero, né lei permetteva che
questo accadesse.
Alla fin fine… Solo sua madre avrebbe mai
pianto per lei, si disse, ed ora che non c’era più non poteva sperare che
qualcun altro lo avrebbe fatto al suo posto.
Alzò lo sguardo, riaprendo finalmente gli
occhi, sulla grande statua di fronte a lei.
Chi
è quella bella signora, mamma?
È
la Vergine Maria, Karen. Anche lei è una mamma, sai?
Davvero? E di chi?
Di
nostro Signore.
Ma
Dio è nato prima! aveva
risposto, incredula.
È
una cosa complicata da spiegare,
aveva riso la mamma, la risata di un tempo lontanissimo, in cui lei non aveva
quello strano potere e la mamma sapeva sorridere;
tu pensa solo che questa bella
Signora è madre di tutti noi e che puoi rivolgerti a lei con la stessa fiducia
che hai di me.
Ma
lei non mi risponde!
La mamma aveva riso
ancora. Lei risponde… Anche se a
modo suo.
Non aveva capito, quel giorno, e non capiva
davvero neppure ora; però… Però guardando quella figura candida, con le braccia
aperte ed il volto chinato, come se le stesse tendendo le braccia per
accoglierla, le vennero le lacrime agli occhi nel ricordare quanto fosse simile
al gesto di sua madre, un tempo, quando ancora la stringeva a sé.
Se
sei madre conosci il dolore
Qui c’è la tua bambina.
Avrebbe voluto rifugiarsi tra quelle braccia e dimenticare tutto, se stessa, la sua vita e l’assurda battaglia che aveva già distrutto Tokyo per metà, mietendo incalcolabili vittime.
Ave Maria
Questo è un mondo di pazzi
E
non l’amo.
Non era per lei
combattere, lo sapeva, ma aveva scoperto che quel potere che aveva distrutto la
vita sua e di sua madre poteva
salvare qualcuno, perché poteva usarlo per proteggere
le persone che le erano care e gli sconosciuti cittadini dai terremoti scatenati
dal crollo delle barriere.
C’era riuscita, anche se
solo in parte, a Ebisu, solo due giorni prima: non aveva potuto nulla contro
l’assalto che aveva fatto deragliare il treno, ma il suo kekkai aveva impedito
il crollo della barriera ed una strage orribile.
E aveva anche salvato lui.
Karen...
Sei davvero convinta di quello che hai detto prima? Che se tu morissi, nessuno
piangerebbe per te? Beh, sappi... Che io piangerei!
L’aveva guardato addormentarsi, finalmente
vinto dal sonnifero che gli aveva dato a tradimento per proteggerlo, e si era
concessa, per un istante brevissimo, di lasciarlo poggiare contro di sé,
inspirando per un momento il profumo dei suoi capelli impolverati e scomposti
dal tafferuglio della battaglia.
Lui aveva una famiglia, si
era detta nell’allontanarlo gentilmente, una brava moglie ed una bella bambina:
aveva un suo piccolo mondo felice e lei non aveva il diritto di incrinarlo in
alcun modo, malgrado i suoi sentimenti; si era innamorata di quell’uomo così
gentile, impacciato, pulito
nel senso più alto del termine: era una persona che non aveva avuto mai nulla a
che fare con gli aspetti più bassi del mondo, che lei conosceva fin troppo bene,
o comunque non ne era mai rimasto intaccato in alcun modo. Era forse quell’assoluta
purezza ad averla incantata, fino a far nascere quell’amore che le bruciava
dentro ma che non avrebbe mai mostrato in alcun modo.
Per Seichiro lei era un’amica e compagna di
lotta e, in questi termini, lui l’amava: le sarebbe bastato, si disse.
Ave Maria
Io
non ho pace
Fammi dolce e più caro l’amaro
È
questa la mia preghiera.
Avrebbe nascosto i suoi sentimenti, che
avrebbero potuto distruggere tutto, e li avrebbe trasformati in qualcosa di più
alto, di innocente, che le avrebbe permesso di non nuocere a quella persona
speciale, più importante della sua egoistica felicità.
Ci sarebbe riuscita, si promise.
E, guardando al bel volto di Maria, le parve
che lei sorridesse dolcemente, partecipe della sua scelta e del suo sacrificio,
come farebbe una madre.
Ave Maria
sussurrò ancora Karen, commossa,
parlo a te come amica pagana.
Ave Maria
Io
amo un uomo
Tu
proteggilo come io l’amo
Ave
Maria...
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Note:
Allora: innanzitutto, grazie ad
Harriet che,
nonostante questa fanfiction abbia lo stesso setting della sua bella "Then
Comes the Sun", mi ha dato l'ok per la
sua pubblicazione, oltre a scrivermi una mail piena di parole adorabili, e
grazie a Juu che mi ha serenamente cazziata perché non mi decidevo a scrivere la
mail ad Harriet XD
Ok, veniamo ora alla storia: non so voi, ma nella mia testa Karen non è
necessariamente giapponese; non si può certo evincere, in un manga, dai tratti
somatici, ma diciamo che la massa di capelli ricci (non è permanente, a meno che
non se la facesse anche da bambina XD) rossi, la confessione religiosa (non mi
pare che porti quella croce solo come accessorio) e soprattutto il suo nome,
delle cui ambiguità ho scritto nella ff, mi hanno sempre fatto pensare che lei
possa benissimo essere una straniera.
Comunque, a parte tutto... lo Spirito è tornato, in questa ff! Ebbene sì, mentre
io la scrivevo Haruka metteva su carta una scena simile in una sua fanfic (fatta
di diversi episodi, in questo caso una discussione tra Karen e Yuto post morte
di Nataku)! Ragion per cui: giurin giurello, si tratta del caro vecchio Spirito
che ogni tanto torna a farci visita, non di plagio o robaccia simile XD
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